02 ottobre 2014

una cosa ENORME (Queremos tanto a Julio)



Queremos tanto a Julio è la maniera in cui Casa Argentina, l'ufficio culturale dell'Ambasciata argentina a Roma, e Edizioni SUR celebreranno il centenario della nascita del Cronopio Mayor: otto incontri, il primo è stato lunedì scorso, alcuni più istituzionali, altri decisamente più cronopi, per raccontare quant'è che vogliamo bene, appunto, a Julio.

Ecco: la cosa ENORME, che solo a pensarci sono tutto un frìccico d'emozione e orgoglio, è che il 18 Novembre ci sarò pure io.
L'incontro si chiama Da REP al rap: JC in musica e a fumetti.
Non so se a lusingarmi di più sia il fatto che dividerò il palco con Luca Raffaelli, oppure sapere che in buona sostanza la ragione per cui sarò là è Rapyuela.
Sì, certo, come sarebbe a dire, ovvio che cercheremo di suonarla live con diggèi Pruno ai dischi rotanti.
Però adesso chiedimi se sono felice.

01 ottobre 2014

A perfetto compimento

A perfetto compimento di una settimana come quella passata, così squisitamente fontanarrosiana (venerdì sono stato ospite di Zona Cesarini su Rai Radio1: abbiamo parlato del Negro, de L'Area 18 prossimamente in uscita per 66thand2nd - la prima traduzione italiana di Fontanarrosa; qua c'è il podcast, dal minuto 14 in poi) (sabato, invece, Gianni Riotta ha recensito sempre L'Area 18 su Tuttolibri, il supplemento de La Stampa, citando larghi stralci di due miei pezzi apparsi tempo fa sulla internèz, uno su Rivista Studio e l'altro sul blog di SUR), dicevo, a perfetto compimento di una settimana come quella appena trascorsa c'è che Francesca e Luciano mi hanno regalato una maglia del Rosario Central. 
Canalla locura que no tiene cura.
Ed io, se non sono l'uomo più felice della terra, sono qualcosa che ci si avvicina tantissimo.



(poi domani vi racconto invece di un'altra cosa ENORME)

22 settembre 2014

(ròbe che ho scritto) Fischio finale


Da qualche settimana poi è uscito questo libro, si intitola "Fischio Finale", è edito da Novecento Editore, l'ha curato Gianluca Ferraris, dentro ci sono dei racconti noir, avete-letto-bene, dei racconti noir, e anche un mio, dice noir pure il tuo?, sì, noir pure il mio.

17 settembre 2014

Dopo un po', Rapyuela.

Finalmente ho avuto il coraggio di riascoltare Rapyuela. Non lo facevo da più di un mese, da quando avevamo chiuso l'ultima registrazione. Il missaggio finale, per dire, m'era sfuggito.
Rapyuela, magari ne hai sentito parlare, è il pezzo rap che ho scritto insieme al mio diggèi Pruno.
Lui ha prodotto il beat, e io ci ho rappato su qualche barra.
Barre pesanti come fossero d'acciaio inossidabile, in verità, perché alla fine non ho fatto che riscrivere alcuni dei capitoli più belli, secondo me (il settimo, il sessantottesimo - quello in glìglico - e il novantaduesimo) della Rayuela del Gran Cronopio, Julio Cortázar, come fossero un rap.

Rapyuela è uscito il 26 agosto scorso, il giorno del centenario della nascita di JC. Sarò grato sempiternamente al blog di Edizioni SUR e a Finzioni che lo hanno ospitato, condiviso, coccolato. Quel giorno ero a New York, mi sono svegliato alle tre del mattino per seguire il lancio, ma non ho resistito troppo a lungo. Quando ho riavviato la connessione internet, sei o sette ore più tardi, c'erano un centinaio di notifiche. Per leggerle ho aspettato un po'.

Sono andato in una libreria a Nolita. Sono entrato e ho comprato una copia di Hopscotch, che è poi Rayuela nella sua traduzione inglese. Nelle librerie di NYC nessuno guarda in faccia nessuno. La libraia era stupita che gli avessi chiesto se lo conoscesse, se lo avesse letto. E comunque no, non lo conosceva. E no, non lo aveva mai letto. E comunque ha smesso subito di guardarmi, nessuno deve guardare in faccia nessuno, sembra sia vietato. Meglio concentrarsi sugli smartphone. O sui piedi degli altri. Ci si può innamorare di una persona, solo a guardarne i piedi? Forse sì.

Riascoltando Rapyuela ho capito che abbiamo finito per scrivere due canzoni, Pruno e io.
Una è quella che ricorda, a chi ha amato Rayuela, il respiro della Maga che esce dalle labbra di Talita che ha nell'incavo del collo l'odore della Maga. 
L'altra è quella che racconta una storia d'amore che è tutte le storie d'amore, il gioco dei ciclopi che è il più bello del mondo, la complicità di un codice condiviso e inaccessibile dall'esterno tra due innamorati, l'ineluttabilità del cambiamento, e delle reminiscenze che ogni cambiamento porta connaturate in sé. 

Ora stiamo lavorando a un altro pezzo. Si chiamerà, ma è solo un titolo provvisorio, Morelliana (dall'altra parte). Sarà ancora una volta una riscrittura di Rayuela, certo, come sarebbe a dire, è ovvio come sono ovvie tutte le cose ovvie di questo mondo. Ma anche no.
Di cosa finirà per parlare, a chi finirà per parlare, questo chi può dirlo.
La nostra prassi è sempre la stessa: ci avviciniamo alla casella, lanciamo il sassolino verso il cielo, e che Dio ce la mandi buona.

[se ancora non lo avessi sentito, eccolo qua]

16 settembre 2014

Un mio racconto su Nuovi Argomenti

E insomma oggi esce il nuovo numero di Nuovi Argomenti, il 67, "Dal nostro inviato speciale".
Dentro, tra tante bellissime ròbe di scrittori che stimo altamente - senza starvi troppo a spiegare quello che OH, Nuovi Argomenti rappresenta - c'è anche un mio racconto.
Si chiama Conchiglia di nome.

11 giugno 2014

Ode a Totti (un'ode a Totti, in ispagnuòlo)

Se mal non ho inteso ieri dovrebbe essere uscita (o forse esce oggi, o chi-lo-sa, sicuramente prima del 17 perché c'è tipo una presentazione) questa raccolta di poesie calcistiche edita da Cartonerita NiñaBonita che si intitola Brazuca. Dentro ci stanno poeti argentini, uruguagi, ispagnuoli e un italiano: io.
Non mi ricordo com'è che sono andato a pubblicare una poesia con questa editorial cartonera, dev'essere una storia in cui c'entra la poetessa bonaerense Julia Trillo, Eloisa Cartonera, un mio racconto di Sforbiciate letto nel quartiere de La Boca per la Copa de Oro de la Poesia de Fùlbo, davvero, non mi ricordo.
Resta il fatto che pubblicare (in) un libro cartonero era uno dei miei sogni più reconditi, ora posso depennarlo dalla lista, e niente: siccome difficilmente passerete dalle parti del chioschetto di Eloisa in Avenida Corrientes a Buenos Aires o nella libreria di Saragozza in calle del horno, io quella poesia la metto qua di seguito, perché come dice David Giménez Alonso, l'editore, le poesie sono di tutti. Sono tue, certo, però sono di tutti.



Ode a Totti

Veinte años
de guerras
(En Italia la historia se hace di venti in venti,
tutti: Mussolini, Berlusconi, Totti)
y seguís
siendo Bimbo de Oro.
Cada gol un chupete
(¡Duplete! ¡Triplete!)
Un capità-no. 
C’è solo
un capità-no.
Zagueros cometobillo
impotentes
en frente
a tus jugadas de bomba y platillo
(¡venga! ¡penaltipanénka!)
Todopoderoso, pantocrator
barrilete de Porta Metronia
(entre cómico y cósmico)
¿De qué planeta viniste? 
Caput Mundi, contesta. 

Emblema eterno, cara de remera
Coliseo con músculos y botines.
Una cosa es ser de Roma, otra es ser Roma.

Si las hormigas se comerán a Roma, como está escrito,
hasta el último pedazo, 
un día desaparecerá incluso
tu número Diez.
Y eso es lo que tan solo me molesta: 
que mi hija no vaya a conocerte
si no por boca de los padres
como cuento mítico, 
Jasón de noantri
que nunca
se hizo
argonauta.


22 aprile 2014

Cose che succedono, che son successe, et cètera

Venerdì è 25 Aprile, in realtà dovrebbe essere 25 Aprile sempre, si dice ognivvòlta così, e puntuali nojaltri - c'è l'Anpi e ci sono i Giddì Civvù - facciamo le ròbe di leggere e ciarlare i libri sulla Resistenza. Quest'anno è il turno di In Territorio Nemico, il romanzo SIC, trovi tutte le informazioni sui socialcòsi e sulla internèz.

[venerdì succede pure che esce il numero 60 di IL, il magazine del Sole24Ore, all'interno ci sarà molto pallone e molto Ultimo Uomo, cose di proudness] 

Nei giorni scorsi, c'è chi è risorto - as usual - e chi se n'è andato pessèmpre: Gabo. Per lui ho scritto un sentimentalcoccodrìllo su Barabba (che ultimamente è un po' un blog di morti).

Sul blog di SUR è uscita questa traduzione, a quattro mani con Cintia Scianna - e superbamente illustrata, al solito, da Maximiliano Chimuris - di Fontanarrosa, un suo intervento al III Congresso della Lingua di Rosario, 2004, sul perché sono acce le parolacce.

Infine, su Fùtbologia ho provato a tracciare un parallelo tra Mikey Wilson, il personaggio di Voglio la testa di Ryan Giggs di Rodge Glass, e Daniele Rossi, uno dei protagonisti del documentario Zero a Zero di Paolo Geremei. Sono convinto che le loro storie abbiano molto a che vedere con come si gestisce il livore.

Ho appena finito di leggere Anch'io sono scrittura di Octavio Paz. E mi son fatto crescere la barba.
(i due eventi potrebbero non essere collegati)

31 marzo 2014

Che odore ha il sonno

Le governanti d'albergo, nei loro carrellini con le ruote cigolanti, da qualche parte tra le bottiglie di balsamo sintetico e il lucido da scarpe, obnubilato da uno ziqurrat di cuffiette per la doccia one-use-only, tra le lenzuola appena ritirate, tutt'avvoltolate, là, da qualche parte, custodiscono l'odore del sonno.

18 marzo 2014

Una cosa di scrivere e una cosa di lèggere

Succede che da due anni, qua in Civitasvètula, ci diamo un gran daffàre con l'Anpi e i Giovani Democratici per organizzare una ròba di lèggere a voce alta per il 25 Aprile. Quest'anno - eravam lì con Simone, e David Stella dell'Anpi, a dirci che le parole chiave son sempre due, memoria, ci dicevamo, memoria e collettività - s'è deciso di chiamare gli amici SICsters a presentare il loro In Territorio Nemico.
E poi a qualcuno - memoria, collettività - è venuto in mente pure - con un'ibridazione del concetto di scrittura collettiva, qualcosa a metà strada tra le Schegge e ITN - di provare a vedere che succede se cerchiamo di crearla nojaltri, una novella polifonica che racconti la Resistenza a Civitavecchia.
Insomma, a partire da giovedì - per cinque giovedì consecutivi - faremo questo laboratorio di scrittura resistente, vediamo che esce fuori, se ti va saprai bene dove trovarci 

Sempre a proposito di readìnz: il 9 Aprile, che è invece un mercoledì, sarò all'Hulahoop al Pigneto per questa rassegna - organizzata da Carlo Sperduti - che si chiama i Racconti degli Altri, in cui leggerò - con molta probabilità - racconti scritti da altri che hanno influenzato in qualche modo i racconti scritti da me, se così si può dire, se è un qualcosa dotato di senso.
[è passato un po' di tempo dall'ultimo reading, sono molto felice e un po' emozionato]

11 marzo 2014

Dei gran viaggi di ritorno [reprise]

E poi ieri l'altro eravam là che scendevamo da Parma e ci siam fermati nuovamente a quel Bar Grill (nota: nessuno poi ha più avuto l'idea di ribattezzarlo Grill Bill). 
E niente: la signora abita ancora al piano di sopra, mette il guinzaglio al cagnolino, vado a casa, dice. La bacheca con le foto dei vips si è riempità ancora un po'.

22 febbraio 2014

There is more rejoicing in heaven... [Ròbe che sto leggendo #3]

Then Father Benedict's stern voice rang out in anger. "Who was it converted this pig?".
Brother Paul stepped forward. "I did it, Father".
"You are a fool", said the Abbot.
"A fool? I thought you would be pleased, Father".
"You are a fool,", Father Benedict repeated. "We can't slaughter this pig. This pig is Christian."
"There is more rejoicing in heaven - " Brother Paul began to quote.
"Hush!", said the Abbot. "There are plenty of Christians. This year there's a great shortage of pigs."

[John Steinbeck, Saint Katy the Virgin, in Hitchcock and Bradbury Fistfight in Heaven (McSweeney's 45)]

21 febbraio 2014

L'eros delle tartarughe [Ròbe che sto leggendo #2]

L'eros è un programma che si svolge nei grovigli elettronici della mente, ma la mente è anche pelle: pelle toccata, vista, ricordata. E le tartarughe, chiuse nel loro astuccio insensibile? La penuria di stimoli sensoriali forse le obbliga a una vita mentale concentrata, intensa, le porta a una conoscenza interiore cristallina... Forse l'eros delle tartarughe segue leggi spirituali assolute, mentre noi siamo prigionieri d'un macchinario che non sappiamo come funziona, soggetto a intasarsi, a incepparsi, a scatenarsi in automatismi senza controllo...

[Gli amori delle tartarughe in Palomar, di Italo Calvino]

20 febbraio 2014

L'ultima partita di calcio [Robe che sto leggendo #1]

Non c'è score né rettangoli di gioco né partite. Gli stadi sono già rovine che cascano a pezzi. Oggi passa tutto per la televisione e per la radio. La falsa eccitazione dei cronisti, non ha mai avuto il sospetto che siano tutte cazzate? L'ultima partita di calcio si è giocata nella capitale il giorno 24 Giugno del '37. Da quel momento preciso, il calcio - così come tutta la vasta gamma degli sport - è un genere drammatico, a carico di un uomo solo, in una cabina, o di attori in magliettina davanti al cameraman.

[Esse est percipi, in Crònicas de Bustos Domecq, di Borges & Bioy Casares, traduzione mia.] 


09 gennaio 2014

Un fatto d'inizio anno

Una manciata di settimane fa m'arriva una mail, me la scrive G.
G., dice, una volta le è capitato di leggere una recènzia d'un libro, s'intitolava L'inafferrabile Weltanschaaung del pesce rosso, che l'aveva - dice - folgorata. Se l'è appuntato, dice, come capita a tutti, come sarebbe a dire, chi non s'appunta il titolo d'un lbro col proposito di prenderselo, poi, e di leggerlo. Faceva il liceo, dice G., a quell'epoca. E poi gnè: son passati cinque anni, costellati da me-ne-devo-ricordare-la-prossima-volta, da infruttuose sortite in libreria, da com'è-che-si-chiamava, fino al ferale mi-spiace-signorina-è-fuori-catalogo. Vai a capire, magari s'è pure laureata, G., nel frattempo, col pensiero del pesceròsso tra un esame e l'altro.
G. - la cosa che m'ha colpito di G. - non s'è persa d'animo, neppure dopo un lustro. Ha imbracciato la internèz, l'ha scandajata in largo e in lungo, fin quando non ha scovato il blog, e dal blog un indirizzo mail, e fedele al motto salingeriano del telefono e dell'amicizia - mutatis mutandis - mi ha scritto.
Ci siamo scambiati un tot di mèilz, con G., fin quando - ne avevo qualche copia ancora - le ho inviato un IWPR, sì ma come te lo pago, facciamo che mi spèdi un libro puranco tu.
Ieri nella cassetta della posta, anzi fuori, c'era questo plico, e dentro Palomar di Calvino, e dentro Palomar una lunga lettera, vergata appénna, che son di quelle cose, leggerci sulla carta vergata appénna, la cui belletsa ci riluce negl'occhi soprattutto quando ci accorgiamo che non ne scriviamo mai abbastanza, di lettere appénna.
Quindi, hai visto mai capiti da queste parti, grazie G., che non ci siamo ancora aggiunti sui socialcòsi, e te ne sono grato.
Grazie per avermi dimostrato, una volta tanto, qual è il motivo per cui si scrive: anche per il libro più piccino, più pieno d'ingenuità, più timido, può esserci un lettore innamorato. Disposto vieppiù ad attendere cinque anni.

30 dicembre 2013

Il solito tirar le somme

Nell'anno che sta per finire ho comprato un paio di Clark's e ho messo in pensione le converse tuttestèlle julio cortàzar edition per sopraggiunti limiti d'età (e per via di due lunghi squarci sulla punta)(ma a volte non resisto e allora le indosso per starci in casa, quando il camino è acceso e non ho nulla di particolarmente importante da fare). Ho bevuto meno IPA e più APA, senza troppo rammarico. La rivista quella della quale ero direttore editoriale, bene da quella mi sono dedirettoreditorializzato. Il pastificio Mancini è diventato il mio pastificio di riferimento. Ho letto romanzi di generi diversi da quelli normalmente nelle mie corde, e mi è piaciuto. Ho studiato materie completamente inutili, trovandone giovamento. Il cuore di scamone si è decisamente imposto come taglio di bovino preferito (forse secondo solo al tiro de asado). Una sera di febbraio sono andato con C. a vedere uno spettacolo teatrale che parlava d'aborti. Due ore prima due lineette in croce c'avevan sussurrato all'orecchio qualcosa di molto bello.
Nell'anno che sta per finire ho recensito e suggerito libri qua e là in giro per la internez, come se ce ne fosse davvero bisogno poi; ho ciarlato (spesso)(e volentieri) di pallone sui posti belli in cui si parla di pallone, tipo qua o qua o, soprattutto ultimamente, qua. Ho raffinato le tecniche d'accensione del camino. Ho portato Sforbiciate ancora un po' in giro, dolce fardello. Sono andato a pranzo al Porto Fluviale, qualche volta. Ho visto i fulmini illuminare una notte d'agosto in costiera amalfitana. Il disco nuovo di Kanye West, tuttosommàto, l'ho trovato pheego. Quando ho potuto ho seguito il Central guardandomi le partite su rojadirecta. Il derby contro il NOB, per esempio, ch'era di domenica sera, e intanto mangiavo trenette (Mancini, ovviamente) al burro e salvia direttamente dalla padella e Chiara diceva che non era ancora ora. E invece, poi. Ho dormito in un albergo a Carbonara Ticinese. Delle centinaia di migliaia - forse milioni - di battute che mi son sfuggite dalle dita ce ne sono cinquecentomila circa di cui sono molto orgoglioso. Ventimila stanno qua, altrettante di qua; quelle che mancano dovete ancora leggerle, son quelle del romanzo nuovo, steso mentre il cece diventava nocciolina e poi crisalide e poi insomma.
Nell'anno che sta per finire Lapo è stato Calisse fino a Giugno, Tamarindo fino a Dicembre, ora si chiama Lapo Olivjo: è diventato veggie e fotofobico. Con Bicio e simonerò abbiam deciso che insieme farem solo dei leyendo, mai più dei readinz (l'abbiamo deciso mentre facevamo il leyendo di Mangustomachia al Tolfarte). Maxi mi ha portato a vedere i Sigurrò, e m'ha preso quasi una crisi mistica. Mi si è gonfiato il cuore a veder Leonard Cohen così contento, alla fine di un concerto meraviglioso al Foro Italico. Mi si è gonfiato il cuore a vedere Elenini e Simo così contenti, il giorno del loro matrimonio. E il 21 Ottobre ho pianto per mezz'ora, di filato, dalle 17.14 - quando Livia ha emesso il primo vagito - a seguire. 
Nell'anno che sta per finire ho incassato sconfitte e rifiuti, alcuni han fatto male più d'altri, e più in generale, una volta tanto, ho avuto come la sensazione di essere l'uomo giusto al momento sbagliato e l'uomo sbagliato nel posto giusto.
Le somme che si tirano intorno al trentuno di dicembre d'ogni anno son sempre somme algebriche; un più di qua, un meno di là. 
Ma se il risultato netto pisipiglia che sei felice, sta bene così.

14 dicembre 2013

somewhere over da internèz (breve riassunto delle puntate precedenti)

somewhere over (e outta) da internèz son successe ròbe, in quest'ultimi periodi, ròbe tante e ròbe belle.

Ho preso a scrivere con una certa frequenza (e un certo friccicore piacevole) su L'Ultimo Uomo, fatto che di per sé m'inorgoglisce non poco, contribuendo a certe guide ufficiose a-più-mani (tipo quella sul Pallone d'Oro, o quella recentissima sui Mondiali). Nel mezzo un pezzo su Alessandro motorino Florenzi, che è andato a rimbalzare financo sulle pagine de Il Post e che m'ha fruttato una comparsata radio - REMINDER! stasera intorno alle 19 - ripeto - stasera intorno alle 19 - su Super Santos, Rete Sport.

Poi son salito sui Castelli Romani per parlare - encore une fois - di Sforbiciate, fatto che di per sé potrebbe apparire ridondante e svalutato, se non fosse che quella sera c'era pure Francesco Repice - ripeto - Francesco Repice. Una foto a testimonianza: fate ciao con la manina a The Voice, sulla sinistra. Fate ciao con la manina al mio majoncino crismassissimo, sulla destra.

Jeri, infine, sul sito dei vicolicànneri è uscito questo racconto che parla di gelosie, facchini e ròbe verdi. Si chiama Otello, Mondello (Holiday in). Secondo me il titolo fa ridere. Il racconto meno. (se ve lo siete perso, sullo stesso sito è uscito qualche tempo fa un racconto *bel-lèr-ri-mo* di elenini).

Quasi dimenticavo: il 5 dicembre, in un giorno solo, nel barrio madrilègno di lavapié i Jingle Django hanno registrato il loro primo disco. Lo ascolti qua, tuttattaccàto. Io ai JD voglio moltobènàssai, perché il clarino del gruppo è simonerossi. 

28 ottobre 2013

Il rumore che fanno le cose che escono

è un rumore di scivolamento, di scioglievolezza liquida, di sollievo - come le parole che serbi troppo a lungo, come l'haggis quando ne incidi la membrana esterna.
Le cose che escono, a volte, sono cose che hai tenuto dentro molto a lungo, covato, curato, cullato: uscire è il loro fine ultimo e più alto, come l'eiaculazione, la defecazione, il parto.

Venerdì 18 è uscito questo pezzo, su Rivista Studio, sul Clàsico tra Rosario Central e Newell's Old Boys, la stracittadina di Rosario che non si giocava da tre anni (io tifavo per il Central)(poi è finita che il Central ha vinto 2-1)(e che l'account ufficiale di twitter dei canallas abbia retweettato il pezzo, a un'ora dall'inizio del match, subito prima della formazione ufficiale). 

Lo stesso giorno, sul bollettino libri dell'Ansa, Federico Pucci ha scritto un bell'articolo su Cronache Vere, dove a un certo punto compare questa frase, in inciso dentro un mio virgolettato: spiega lo scrittore all'ANSA. 
Ciao mamma, ho spiegato delle cose all'Ansa.

Esattamente un venerdì dopo, invece, su L'Ultimo Uomo, è uscita questa lunga ricostruzione del calcio negli Usa degli anni '70, quando lo chiamavano (ancora) soccer; è un po' la storia dei NY Cosmos, un po' di Pelè, un po' di Jim Guercio e un po' dei Caribous of Colorado, (qua mi sono beccato il RT di Alessandro Noselli, centravanti in chief dei Cosmos).

(sono molto felice d'essere andato a finire sulle pagine de L'Ultimo Uomo e Studio, due dei luoghi nei quali vado a colpo sicuro se voglio leggere le ròbe di calcio scritte ammodìno)

Nel mezzo è capitato che sia nata Livia, mia figlia, e se lo dico qua è solo per amor di litote. 
Oggi sera, a una settimana esatta da quel rumore di scivolamento, di scioglievolezza liquida, di sollievo che fanno le cose che escono, che ha fatto Livia quando è uscita, sarò a Roma, a Sanlòllo, alla Libreria Giufà, a parlare di Cronache Vere con i ragazzi del Vicolo; e già lo so che uscire di casa, chiudermi la porta alle spalle, avrà un rumore come di cose che escono, ma più gonfio di nostalgia, di già.


18 ottobre 2013

Su Rivista Studio, oggi

c'è questo pezzo sul Clàsico Rosarino, la disfida stracittadina di Rosario che mette l'una di fronte all'altra non solo due squadre, il Newell's Old Boys e il Rosario Central, ma anche e soprattutto due stili di vita, due modi di essere: Leproso, o Canalla.
(parlo pure di altre amenità, di Diego Armando Maradona e Messi, di Bielsa e di Fontanarrosa)