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16 luglio 2012

Sforbiciate a (e col) SuperSanto's




Succede che giovedì 19 Luglio, a SuperSanto's San Lorenzo Estate, in Piazzale del Verano, a Sanlòllo,
alle ore 20.30, ora di Roma (ma il collegamento è da un'ora prima)
presso lo spazio della Libreria Minumum Fax
ciarlo delle Sforbiciate 
che col SuperSanto's poi vengon meglio che col SuperTele
(Mannarino non c'entra niente)(neppure Saviano)

con l'autore interviene, come sembra si dica in questi casi, uh la la, Marco Cassini
prima e dopo c'è Ceccato colla bella Watt
e poi suonano gli Adels, di cui agevolo un contributo

Sarà una serata Carina
quindi del gran sfoderare basette rock-a-billy
ed èsserci.
(porta pure tua nonna)

04 luglio 2012

Luglio, il gran bene che ti voglio 2/3


Passaggi per il bosco, l'edizione del duemiladòdici, è un festivàllo molto fighèrrimo che si tiene dal 24 al 26 Luglio a Cagliari e dal 27 al 29 Luglio ad Aritzo, in provincia di Nuoro. 
Ci vai?
Certo che ci vado, ci son già stato due anni fa, l'anno passato invece no, ma giusto perché avevo qualcosa di più importante da preparare, guarda.
E fai ròbe?
Certo che faccio ròbe, ma non farmi dilungare troppo, sta tutto scritto qua, nel programma, oppure qua, se proprio t'interesso solo io.
Che se poi così fosse: molto male. 
Ché ci son dei gran begl'appuntamenti, con Sergio Garau e Vanni Santoni, simone rossi e Pippo Balestra, Decimo Cirenaica Dario Falconi Savina Dolores Massa Costola Attimpuri Prospektiva Michela Murgia Alessandro Ansuini il Coro Polifonico Bachis Sulis la Birra Artigianale Parraguez Gianni Tetti Jérome Gueguen Enrico Bounanno Riccardo Pittau, e insomma se dici che t'interesso solo io non ci credo, stassentì, è una menzogna, e non ti biasimo, ècco.


02 maggio 2012

Piliséri (ciarle birrafondaie)



Ovvero di quella volta in cui, in terrazza, esposto al maestrale, parlavo per cinque-minuti-cinque di birra artigianale sarda ed etimologia sardoboèma.
Apparentemente a casaccio. Ma anche no.

24 aprile 2012

I giorni delle molte ròbe

Va detto che casomai ci venisse voglia d'abbracciarci, sfancularci, insultarci o stringerci virilmente la mano, ècco, nei prossimi giorni non mancherà occasione di vederci, come si diceva una volta, vis-à-vis.




Domani, domani ch'è il 25 Aprile, facciamo una ròba, qua a Civitavecchia, al Groove, in Via Trieste, una ròba sulla Resistenza, va da sé, e ci sarò pure io, con delega dei barabbaròli, che saranno a Rimini con il coro delle Mondine di Novi di Modena, a leggere qualche passo delle Schegge di Liberazione, l'ibù che puoi scaricarlo aggratise qua, giassài.

 



Non doman ma doman l'altro, giovedì, ch'è 26, alle 19, alla Libreria Altroquando, a roma, in Via del Governo Vecchio 80, ciarliamo di (e leggiamo a voce alta da) Sforbiciate. Le ciarle le faccio con Federico Di Vita, e non c'è molt'altro da aggiungere, se non che alla Altroquando durante le presentazioni fanno il 3x2, pigli tre birrini e ne paghi solo due, io foss'in te verrei, anche solo per sbevicchiarmi una My Antonia (han birrini di classe, alla Altroquando). Ancora non hai detto a fèisbuc che vieni?


Venerdì sera, diciamo alle 20.30, al Circolo Fortebraccio al Pigneto, in Via Fanfulla da Lodi, venerdì comincia Librinnovando, alla sera facciam queste letture insieme agli Scrittori Precari (ah, le uniche sforbiciate del lunedì!), ai Barabbi, agl'amici di Ledita, ci sarà pure Arturo Robertazzi, e poi Valentina Aversano di Setteperuno, insomma: una sorta di All Star Game degl'ibù. Leggerò un inedito, non so se vale la pena di venire solo per questo, però insomma ecco.

Lunedì prossimo, poi, ancora Sforbiciate, stavolta a Viterbo, sono i giorni di Resist, ma poi ce lo diciamo meglio.

04 novembre 2010

Un fugace fuga a Dargelìn

Ieri sera son stato in India.
Ma davvero parti per l'India?, m’han chiesto.
Certo, ho risposto.
E quando torni?
Subito, ho detto io.
Un viaggio breve, allora.
Una fuga fugace, ho sottolineato.

Darjeeling sta nel Bengala (dell’Ovest); ci sono i monti, c’è il verde e c’è una ferrovia pittoresca.
Montefiascone sta nel Viterbese (dell’Est; anzi, dell’Est Est Est); ci sono i monti, c’è il verde, ferrovie non saprei, mai preso il treno per andare a Montefiascone.
Darjeeling e Montefiascone hanno una ròba in comune: son entrambe città in cui spicca per eccellenza un prodotto che inizia per T.
A Dargelìn c’è il tè, un tè che prende il nome dalla città.
A Montefiascone c’è la Turan, che è una birra e che prende il nome da una divinità che abitava a Montefiascone, nel passato. O giù di lì.
Ieri sera il bicchiere mio s’è fatto arancione, di quegli arancioni che hanno solo i peli di volpe, oppure il tè di Dargelìn. Eppure non c’era calore, senti sempre un accogliente tepore quando stringi le volpi o le tazze di tè: il bicchiere invece ieri sera era fresco, diciamo otto gradi, c’erano le bolle (mai viste bolle nel tè, nelle volpi sì, ma solo in quelle malate, poverine) e un sottile strato di schiuma.
La Fugace è la nuova arancionissima Pale Ale di Turan. Loro la dicono Pale Ale, oppure Bitter Ale, per me è una India Pale Ale con tutti i crismi, di quelle che producevano a Burton-On-Trent e pubblicizzavano sulla Calcutta Gazette negl’anni trenta del millottocento anche se il giro del mondo lo facevano mica, quelle birre, quelle vere false India Pale Ale.

Ieri sera sono stato in India, dicevo, c’erano braccianti agricoli nipponici che invece delle foglie cuspiformi raccoglievano sorridenti luppoli Sorachi (ch’è un nome sorridente pure lui); coloni britannici coi pantaloni alla zuava ed i baffi rossi impiastricciati di schiuma impegnati a saggiare un'ambrogia d’un ramato luminescente in boccali eleganti, pensa che la fanno a Montefiascone!, bofonchiavano tra loro i notabili di Sua Maestà la Regina Vittoria; e mentre ero là, in India, ho sentito i profumi erbacei del Fuggle attanagliarmi per un attimo, fugaci, senza persistere troppo, più una passata e via.
Una zampata ferina dietro la nuca, ogni sorso di Fugace, sinuosa come una tigre del Bengala.
Che poi a farsi graffiare dalle tigri si piglia gusto, non fai che sognarne altre, questo lo sai pure tu, e fidati se ti dico che pure di Fugace dovrai farne scorte copiose, perché va giù ch’è una meraviglia.
Pel resto oh: l’India, poi, mica tutto quel granché come dicono.

02 settembre 2010

Quadernini (mitteleuropei) di traduzione: la Dinamo dei Bucaresti

Non venitemelo a chiedere, cos'è una dinamo: un aggeggio che trasforma forza lavoro in energia elettrica, sembra, solo che io a forza lavoro mi son già perso.

Però cert'altre Dinamo le conosco gran bene, quelle che son squadre che giuocano al calcio, e che nella mitteleuropa nascevano come branche sportive del ministero degl'interni: la Dinamo Zagabria, la Dinamo Kiev, la Dinamo Minsk, la Dinamo Bucarest.
Una più facile: La Dinamo Mosca.
Più complicate: Dinamo Dresda o Dinamo Berlino, retaggi di quel che succedeva ad est del muro.

E' bene poi che sappiate ch'esiste una Dynamo pure a České Budějovice, che si pronuncia césche budeiòvizze e che ci fanno una birra, a céscheccètera, che spacca assai, la Budějovický Budvar, non fatevi scoraggiare da tutti quegl'accenti strani, se vi capita assaggiàtela.
(La Dynamo České Budějovice giuoca con una sgargiante tenuta nerofucsia, e milita nel massimo campionato ceco, la Lega Gambrinus. Che se non c'è di mezzo la birra, i cèchi son contenti mica).

Colpisce piuttosto che ci sia una Dynamo (penso: dàinamo) pure a Houstoun, una bolscevichèrrima Dinamo, tanto che ci verrebbe da gridarlo pur'a noi che Houston, abbiamo un problema.

Tutto questo fracasso per dire che m'hanno regalato una maglia della Dinamo Bucarest.
Me l'ha regalata un tizio che negl'anni ottanta faceva il portiere del Bursaspor, in Turchia, e adesso è l'allenatore dei portieri della Dinamo, che poi diciamo le cose come vanno dette: Dinàmo. E' così che si pronuncia.

Il rumeno è una lingua, che qualche sentore ce l'avevo già avuto, figherrima per certi versi.
Ora ve ne racconto una: l'articolo si mette alla fine delle parole. -lei per l'articolo femminile, -ul per il maschile. Dracula, che in romeno è Dracul, non significa altro che il drago. Matupènsa.
E poi: un fottìo di cognomi terminano in -escu, che poi non è altro che il nostro -esco, un patronimico, che come fai a non scriverci su un quadernino di traduzione, una ròba molto gabriellesca?
Eugene, per fare un esempio vicino a tutti, doveva per forza essere discendente della famiglia di un tale Ion (che a sua volta è il diminutivo di Ionut, ed io Ionut lo trovo un nome bellissimo, che se ne facessi quindici, di figli, forse il quindicesimo ce lo chiamerei, Ionut).
Era uno Ionesco, infatti.

Che quando poi gli chiedevano Eugene, che fai stasera, allora, Eugene? Io n'esco, rispondeva sempre lui, sono vittima del dovere: giuoca la Dinàmo.
E Dinàmo lo pronunciava gran bene.

L'esatto nome della Dinamo, poi, è Dinamo Bucuresti.
Perché anche la capitale rumena ha un nome ch'è un patronimico. -esti è il plurale di -escu, e sarebbe come a dire, "il villaggio dei discendenti della famiglia di Bucur".

No, Bucur non era un giocatore della Dinamo.
Lui era di Dublino, un Dublinescu, mica un Bucaresto, come quegli animaletti che dov'è che li abbiamo già sentiti?

Dite che non se ne può più di Storia abbreviata della letteratura portatile di Vila-Matas?
Son d'accordo.
Infatti ieri è uscito Dublinesque (che ci somiglia pure un po', a dublinescu).
E niente, stasera me lo leggo.
Sappiàtelo: Io n'esco.

28 marzo 2010

Due nuovi sconvolgenti scritti del qui vostro

Uno è un articolo su questa figata di rivista, che si chiama B_Polar: l'articolo è a pagina 30, sotto il mirabolante titolo di "Da Borges a Jacques De La Palice, non è data letteratura che non sia finzione".

L'altro è una serie di odi tributate alle tonitruanti creazioni brassicole del birrificio Turan.
Per leggerle, cliccate sul nome d'ogni singola birra (nella colonna di sinistra) e spostate lo sguardo a destra dell'etichetta.

Bellalà.

24 ottobre 2009

Quando da un oggetto

Che poi oggi fa freddo, ma freddo davvero, ed allora ho tirato su dal garage una stufa elettrica, bella invero, tutta affusolata e con tre caloriferi che si fanno incandescenti.

Nell'aura di quell'incandescenza - erano solo trecentosessantacinque giorni fa - ho straparlato, straletto e strascritto di Alfred Barnard e d'un viaggio nelle birre vittoriane che ricordo ancora con un sentimento di nostalgia frammista ad orgoglio: s'era a nervi tesi ché si preparava una tèsi, dopotutto, però che soddisfazione aver rispolverato il ricordo del buon Alfie...

Ed è nuovamente in quell'aura d'incandescenza, un'aura senza l'aurea ad incombere, ch'arriva una notizia clamorosa, di quelle che ti fanno sobbalzare sulla sedia.

Alfie tornerà a vivere, nuovamente, e a lottare con noi e con i più interessanti brewers d'Albione.
In un libro.
Che è tutto da costruire. A quattro mani con Mirko Caretta.
Ma che - diamine - Alfie avrebbe sfogliato, son certo, con nostalgia frammista ad orgoglio, coi piedi poggiati sul canapé, rischiarato dal bagliole del caminetto.

19 luglio 2009

Ed ora avrei proprio voglia

Ho messo su Facebook una bella frase di Chateaubriand.
Non so molto, di Chateaubriand. Ma Jean D'Ormesson m'ha svelato che Chateaubriand ha scritto quella frase, quella che ho messo su Facebook, e me ne sono innamorato. Non di D'Ormesson, né di Chateaubriand. Della frase.
a
E Lorenzo Di Matteo ha replicato che ha del traminer, in frigo. Nonché certe belle bottiglie di Sartre del '90, che solo a pensarci, ora, di un traminer, di uno Chateaubriand, di un Sartre, di un Latour a Civitella di Mottura, ecco, avrei proprio voglia.