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08 febbraio 2013
12 settembre 2012
Flippando tra un Flep! e un flop! (scongiurato, sperevolmente)
[evidentevolmente ci piacciono le parole scrocchiarèlle, l'onomatopeititudine]
Oggi, ch'è dodici di settembre, a Roma, in Parco Meda, al Tiburtino, inizia Flep!
Flep! è un festival di letterature popolari, una ròba che se sei in zona e non ci fai un salto sei una persona orrènda. Durante questo festival, poi, c'è tutt'un angolo dedicato alle riviste, ce ne sono di molto fighe, attimpuri-cadillac-friggidèrio-scrittoriprecà-et-i-malicuvati-watt, per dire, e va da sé che dove c'è rivistitudine, e certune volte fighitudine, ci siam pure noi di prospektiva.
Se capiti domani, ch'è giovedì 13, ci (mi) trovi là, a stringer mani e incassare improperi, fai tu.
Venerdì, invece, alla Altroquando, a partire dalle 20.30 RT (Rome Time) (il che significa dalle 22 circa) (c'è almeno un'ora di timelapse) (sèmo de roma) c'è Rivistarola, oppure rivisticidio, non s'è capito bene, una jamsession rivistaròlica in cui tutt'una serie di riviste letterarie, alcune son quelle già menzionate, poi dovrebbero esserci anche i setteperuni e i còstoli e chissà-chi-altri, si incontrano-scontrano-confrontano, sai le risate.
Io nove su dieci non ci sarò, diciamo che io e la altroquando insieme generiamo flop! (TM), i motivi e i precedenti illustri chiedeteli al di vita, e gné: in compenso andrà Tomasz Kuciewski, alla prima uscita pubblica, val bene un salto, dico io.
26 marzo 2012
Come si dice dalle mie parti (un discorsétto carpigiano)
(domenica 25 marzo abbiamo presentato Prospektiva, il nuovo numero, il cinquantaquattresimo, allo Spazio Meme, a Carpi, un posto che se ci capiti, a Carpi, oltre al Museo Monumento al Deportato, dovresti assolutamente passarci, allo Spazio Meme, a fare una visita. Ho fatto un discorsetto, una ròba che a Carpi va di moda fare: è qua di seguito. Un po' lungo, ma tant'è, come si dice dalle mie parti)
Ciao, buonasera a tutti, mi chiamo Fabrizio, Gabrielli di cognome, e per prima cosa mi viene di scusarmi per non andare a braccio e leggere tutto il mio intervento, che durerà con tutte le letture, una mezz'ora, minuto più, come si dice, minuto meno: l'imbarazzo credetemi è tanto, ma c'è che sono sotto trasloco e mi capita di dimenticarmi le ròbe, ho una vita un po' inciafrojata, come si dice dalle mie parti, non vogliatemi male, se potete.Colgo poi l'occasione - che bello il verbo cogliere, è molto primaverile - colgo l'occasione, dicevo, come fosse una ciliegia, per ringraziare lo Spazio Meme, e Luca Zirondoli, e tutti gli amici di Carpi per avermi accolto qua oggi, in via Giordano Bruno, con la primavera di fuori e i verbi cogliere e ac-cogliere in bella mostra. In. Bella. Mostra. Che detto allo Spazio Meme, insomma, è come parlare di corda a casa dell'impiccato, proverbio che dalle mie parti viene declinato tipo rubbà a casa del ladro.Di Carpi non so molte cose, a parte che ci sono i fagliaroni, che la piazzetta qua è tutt'altro che -etta, una storiella buffa su dei giapponesi che si sono impicciati con il gprs; e poi che fa sempre freddo, come a San Pietroburgo, ma mi sa che ho una visione distorta. Deve dipendere dal fatto che l'ultima volta che ci son stato, a Carpi, mica a San Pietroburgo, ch'era luglio, al Coccobèllo - uno si poteva aspettare una situazione di afa e zanzare e ciappolette, si dice così infradito dalle mie parti, ciappolette, e invece - faceva un freddo boia, quasi come, infatti: a Carpi, come si dice dalle mie parti, un freddo carpigiano.Ora: vorrei parlarvi un po' di Prospektiva, perché fin quando non verrò sollevato dall'incarico sono il direttore editoriale, di Prospektiva, ch'è una rivista letteraria nata, matupènsa, nel 1999. Voialtri non lo so cosa facevate nel 99, sono un fracco d'anni fa, se ci fate caso: io facevo il rap, per dire.Prospektiva, dicevo, è nata nel 99 a Siena da Andrea Giannasi e altre genti, l'han chiamata come quei lungoNeva che stanno a San Pietroburgo.Prospektiva, in quegli anni, quelli in cui è nata, l'han chiamata come un lungoNeva perché ci somigliava un po', alla Neva, non so se avete presente: era lugubre, torbida, discretamente decadente e trasportava un sacco di monnézza.E insomma quando nel 2009 Giannasi m'ha proposto d'entrare in redazione con altre genti altamente stimabili, tipo Sauro Sandroni o Dario Falconi, e di dare una rivisitata ai contenuti e al contenente, m'è venuto da dire subito fuckyeah. E vi spiego perché.Prospektiva pativa d'un male che potremmo definire ombelicalità patologica.Era diventata, specie negli ultimi tempi, un ricettacolo di testi slegati, un coacervo di scritti affastellati senza collante, una mazzumaja, come si dice dalle mie parti per definire una cassetta di paranza, di pezzi incollocabili altrove - spesso a firma di autori del catalogo di ProspettivaEditrice - una sorta di estensioni di Hero Quest, se siete abbastanza anniottanta per cogliere la similitudine.Bisognava, nelle nostre intenzioni, nostre intendo della nouvelle vague, fare quello che ci si aspetta da una rivista letteraria, per come la vedo io - presentarsi come laboratorio d'analisi sterilizzato e apregiudizievole, ma soprattutto dare ospitalità a testi che performassero una coralità variegata.Abbiamo cominciato a darci un tema e soprattutto a cestinare tutte quelle ròbe che c'arrivavano come i cessi che scorrono giù per la Neva - vi invio il mio contributo per il nuovo concorso, sono un esordiente e mi piacerebbe vedere pubblicato questo; abbiamo steso delle guidelines, se mi passate il termine, puntuali e rigide.E ci siam messi di buzzo buono, come si dice dalle mie parti, anche a fare dello scouting, se mi passate il termine, che poi è un'altra ròba che le redazioni delle riviste letterarie dovrebbero fare, invece di limitarsi a sbattersi per un pezzo del grossonòme. Cercavamo penne che ci piacessero, c'immaginavamo come avrebbero pronunciato la parola Prospektiva e in base alla sensazione che ne scaturiva sceglievamo se sì oppure no. Vabbè, non proprio così. Però ci muovevamo molto sul web, per fare questo scouting.
Qualcuno ci ha accusati di essere un'associazione lobbystica, di pubblicare solo amici nostri, e un po' avevano ragione, perché molti degli scrittori che abbiamo accolto, e che accoglieremo, sono di quelli che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che fossero tuoi amici per la pelle e poterli chiamare al telefono tutte le volte che ti gira, anche per invitarli al numero successivo, se mi passate la citazione. (che poi è una ròba che feisbuc, se ci pensate, ha reso massimamente possibile, bònapàce, come si dice dalle mie parti, del giovane Holden).
Abbiam fatto quattro o cinque numeri con questo modus operandi, se mi passate il termine, Diversità, Nausea, Vertigine, Follia, più un numero celebrativo, il Cinquanta. Che son tanti, cinquanta numeri, secondo me.
E poi, non lo so se è una ròba di cui vantarsi o no, ma a ridosso del numero 52, quindi a gennaio dell'anno scorso, abbiamo deciso di radicalizzarci ancora un po'. Con la Traversata, e con l'ingresso nel team di Cosimo Lorenzo Pancini, abbiamo deciso di creare un oggetto letterario che fosse per prima cosa un oggetto tangibile, godibile, fruibile, fichibile. Abbiamo scelto di limitare la tiratura a 199 copie, abbiamo deciso di farle tutte a mano e tutte - laddove possibile - belle. Quel numero era impacchettato come fosse un plico postale transatlantico. Dentro c'abbiam messo dei racconti che ci piacevano molto, e dei resoconti di viaggio di immigrati che lasciavano l'Europa per il Sudamerica. C'era anche un racconto di Gianni Solla. Faceva così:
(qua Luca Zirondoli ha letto il Burned Children of Naples di Gianni Solla)
Finchè ad un certo punto: Houston, abbiamo un problema. Avoja, come si dice dalle mie parti, se ce l'abbiamo avuto, un problema, dopo il 52. Le librerie, una ròba così, non la vendono mica, e sapete perché? Perché l'acquirente non può sfogliarle prima, dicono. Perché non possiamo mica vendere una ròba a scatola chiusa, dicono. C'han detto così, le librerie. Anche quelle Feltrinelli che prima costituivano il grosso della distribuzione.E allora, come si dice dalle mie parti, abbiamo optato per la mozione sticazzi. Che qua credo si dica stocazzo, ma non l'ho mai capita bene, la differenza dell'espressione fuori da Roma.
E abbiamo davvero realizzato, per come la vediamo noi, l'obiettivo che ci eravamo prefissati: creare una rivista che fosse brillante, oltre che nei contenuti, cosa della quale non abbiamo mai dubitato, anche nel contenitore. SPECIE nel contenitore. Ci piaceva, e continua a piacerci, l'idea che il lettore, il seguace, il sostenitore di Prospektiva sia consapevole che ognuna delle 199 copie, quella che c'ha sul comodino, è frutto d'un lavoro che è dapprima intellettuale e internetticamente smanettone, lo scouting e la stesura del layout grafico e tutteccòse, e poi, in un secondo tempo, squisitamente artigianale. E per sottolineare questo aspetto abbiamo deciso di continuare a includere, puntandoci massicciamente, vieppiù, dei divertissementi, delle appendici, dei panfletti aggiuntivi, delle spilline, dei cotillons, ròbe che sul web ma come fai?, affinché fosse chiaro che leggere, e leggere una rivista, fosse rompere gli argini dell'abituale, sconfinare nei campi del gioco, addentrarsi in un reticolo di finzioni, generare sorpresa. Le riviste letterarie, per noialtri, questo dovrebbero fare: dell'edutainment.
Restava solo da farlo capire ai lettori, mica facile: hai detto cotica, come si dice dalle mie parti. Il numero 53, allora, c'è capitato a fagiuolo: si da il caso che volevamo fosse trasparente la nostra presa di posizione. E si da il caso che l'ospite del Salone del Libro di Torino, dove avremmo presentato il nuovo numero della rivista, fosse la Russia. Ci siam detti, in redazione: cosa ci viene in mente, se pensiamo alla Russia?Qualcuno ha detto: i gulag. Qualcun altro: il gulash. (Quello è ungherese, l'abbiamo ripreso. E infatti lo magiaro sempre, quand'ero a Budapest, ha risposto lui, come si dice dalle mie parti, con una battuta di spirito di patata.) Perestroijka. Glasnost'. Ecco, Glasonst' ci piaceva molto. Trasparenza. Ah, la polisemia. Poi stai a vedere che dovesse significare proprio QUELLA TRASPARENZA. Per far contenti un po' tutti, pe dà un carcio ar cerchio e uno aa botte, come si dice dalle mie parti, l'abbiam messa, la rivista, in una vaschetta da supermercato, coi gadgettini e tutteccòse che dicevo prima. Dentro c'era un bel racconto di Marco Manicardi. Che ora ve lo legge, se je regge a brocca, come si dice dalle mie parti.
(Qua Marco Manicardi, che j'haa retto aa brocca, l'ha letto)
Ed èccoci al numero 54, l'ultimo. Ch'è stata una ròba complicata, portarlo a compimento. Anzi no. Anzi sì. Bugia? Verità?
Il numero 54 l'abbiamo intitolato al Falso. Alla menzogna. Alla, come si dice dalle mie parti, bucija. Che poi studiarne l'etimo, di bugia, se ne scoprono delle belle, come c'è scritto sul colophon. Viene dall'a.t.a. Bose: significa cattivo, guasto. Se stavate pensando di rifarvi l'impianto audio di casa, insomma.Oppure c'è chi ne individua le radici in BIGIAIA, città d'Africa celebre per la produzione di cera, che si scioglie e svanisce proprio come la verità, se ci pensate. Che prima, infatti, cera. E adesso non ce più. Falso. C'è ancora.In questo numero ci sono due volumi, uno son storie così vere che sembrano false, l'altro storie così false che sembrano vere, è tutt'un pastiche, un pasticcio, anche la copertina sembra uguale, e invece una è la copia dell'altra, Rembrandt che copia Hubborn che copia Rembrandt, mica ci si capisce tanto.Dentro ci son racconti bellissimi, anche di Adrian Bravi o Andrea Meregalli o Benedetta Torchia o Giulia Frattini o Azael.
E a proposito di scouting, di genti brave che scrivono sulla internet, e fuori dalla internet, poi, ci siamo accaparrati anche tre racconti dei quali vado particolarmente fiero. Uno è di H. Miller, che magari però non è proprio quell'H. Miller. Uno di DFW. Ma magari neppure lui è proprio quel D.F. Wallace. E uno, a conti fatti, l'unico vero veramente di Elena Marinelli. Che poi verità, che parola dal suono strano.
(e qua abbiam letto, in tandem, Elena Marinelli e io, ah, il readingelli)
Siamo in dirittura d'arrivo, non lo so se con questo discorso - certo, venire a fare i discorsi a Carpi, come dire annà a Rubbà a casa del ladro - v'ho convinto almeno un po' sulla bontà del progetto, o se è stato un po' come si dice dalle mie parti avoja a predicà predicatò, tanto a messa nun ce veengoo. Noialtri sì, siamo molto convinti: continueremo a fare le nostre belle 199 copie, continueremo a non distribuirle nelle librerie con la puzza sotto il naso e soprattutto a girare ancora, come già stiamo facendo da un pezzo, con gli autori e fare delle gran letture a voce alta, che è sempre edutainment, e venderle, e venderci, ai passanti, ai consumatori abituali e a quelli estemporanei. Incontrarci e una volta insieme discutere delle ròbe di scrivere e di leggere, che poi è un'altra ròba che dovrebbero fare le riviste letterarie, creare dialogo critico.
E' questo il motore che ci spinge a proseguire, a concepire i nuovi numeri.Che impacchetteremo rigorosamente a mano. Una mezz'oretta per numero, ci mettiamo, quasi quanto la durata di questo discorso. Se non ci credete, venite a darci una mano a inscatolare la prossima Prospektiva. Siamo a Civitavecchia, in Via Terme di Traiano 125. Siamo quelli mascherati da marmotta, quelli che i problemi li esorcizzano con la formula otteeennoove, come si dice dalle mie parti. Quelli con un sorriso grosso così.
07 marzo 2012
05 marzo 2012
Succede sabato dièci di marzo
alle 18.30 da basita lab shop, come dice la locandazza. Che è un posto figo un bel po', anche se la locandaza non lo dice.
le còse di presentare Prospektiva a Civitavecchia non le facciamo da un pezzo.
Fèisbuccati pure tu, camònna. Ma soprattutto: viè.
Ci vediam là.
[il giorno prima siamo a Roma, da Chiccen, al Pigneto, te lo racconto meglio nei prossimi giorni]
03 marzo 2012
Prospektiva #54
Libiamo i calici, è finalmente uscita Prospektiva 54.
Trovi tutto scritto qua, oppure qua.
La presentazione ufficiale è domani, domenica 4 marzo, alle 14.30 a Buk Modena, al Foro Boario.
Se sei in zona, vàcci. Allo stand di ProspettivaEditrice la trovi già da oggi.
Poi faremo un paio di reading e ciarle in giro per l'Italia e non solo, più precisamente
a Roma, al Pigneto, da Chiccen, venerdì 9 marzo, alle 19.00 (ci sono pure Dario Falconi, Simone Olla, Marco Lupo che legge Bertoni e Gioacchino Lonobile, mi pare d'aver capito,)
a Civitavecchia, da Basita Lab Shop in Via Annovazzi 3, sabato 10 marzo, alle 18.30 (ci sono pure Dario Falconi, Simone Olla e - parrebbe - Samuel dei Subsonica)
a Pontevedra, in Ispagna, alla Cerveceria Joselito, lunedì 19 marzo alle ore 21.00
a Bologna, da Zammù, in Via Saragozza, giovedì 22 marzo alle ore 19.00, ospiti di Malicuvata Casa Lettrice
a Carpi, al Meme, sabato 25 marzo alle 18.30, ospiti del Meme, infatti
a Los Angeles, Stati Uniti d'America, da Auster's Bookshop domenica 26 marzo alle ore 18.00, ospiti di Dante Ferretti.
Magari poi ce lo diciamo meglio, passo passo.
10 ottobre 2011
Prospektiva: 500mg di discorsétto per il Maldilibri
[ieri sono stato a Maldilibri, a Forte Fanfulla, ch'era una gran figata e c'eran genti molto bèlle. Ci sono andato con le vaschette e i contropaccotti di Prospektiva, a raccontare a quelle genti molto bèlle, sotto invito di Setteperuno, la ricetta prospektìvica per il maldilibri: 250mg di indiependentsa, 250mg di passione. Il discorsétto che ho letto, perché ultimamente mi dimentico le ròbe, lo metto qua sotto: è un po' lunghetto, non vogliàtemene]
Ciao, buonasera a tutti, mi chiamo Fabrizio, Gabrielli di cognome, e per prima cosa mi viene di ringraziare Valentina Aversano e tutto Setteperuno per aver organizzato quest'incontro, e di scusarmi per non andare a braccio e leggere tutto il mio intervento, durerà dieci minuti, più o meno: l'imbarazzo credetemi è tanto, ma c'è che sono sotto trasloco e mi capita di dimenticarmi le ròbe, non vogliatemi male, se potete.
Sono il direttore editoriale di Prospektiva, delle riviste letterarie presenti in questo rendez-vous la più vecchia, e pure la meno figa, ma son dati relativi, alla fine della fiera.Non sto troppo a dilungarmi sulla cosmogenesi di Prospektiva: quel che c'è da sapere su nascita, vagiti e ruggiti sta tutto scritto su Wikipedia, mica vi voglio annoiare. Parliamo d'altro.Ecco, io le avevo buttate giù sul serio, queste tre righe d'apertura, poi mannaggia ai diddièlle, mannaggia ai comma 29, m'è toccato rivedere tutto.Prospektiva, matupènsa, è nata nel 1999. Voialtri non lo so cosa facevate nel 99, sono un fracco d'anni fa, se ci fate caso: io facevo il rap, per dire. Ma son dati relativi, alla fine della fiera.Prospektiva è nata nel 99 a Siena da Andrea Giannasi e altre genti, l'han chiamata come il lungoNeva che sta a San Pietroburgo, che poi è pure dov'hanno fatto il corteo funebre di Dostoijevskij, per dire.Prospektiva, in quegli anni, quelli in cui è nata, l'han chiamata come il lungoNeva perché somigliava un po' alla Neva, non so se avete presente: era lugubre, torbida, discretamente decadente e certi tratti ti lasciavano senza fiato, cert'altri eran pieni di monnézza. Come il letto della Neva, infatti.Quando nel 2009 Giannasi m'ha proposto d'entrare in redazione con altre genti altamente stimabili, tipo Sauro Sandroni o Dario Falconi, e di dare una rivisitata ai contenuti e al contenente, m'è venuto da dire subito fuckyeah. E vi spiego perché.
Prospektiva, per come la vedevo io, pativa d'un male che potremmo definire ombelicalità patologica.Era diventata, la seguivo da un po' e avevo avuto quest'impressione, un ricettacolo di testi slegati, un coacervo di scritti affastellati senza collante, una mazzumaja [qua c'è stata una digressione filologica sulla parola mazzumaja] di pezzi incollocabili altrove - spesso a firma di autori del catalogo di ProspettivaEditrice - una sorta di estensioni di Hero Quest, se siete abbastanza anniottanta per cogliere la similitudine.
Bisognava, nelle nostre intenzioni, nostre intendo della nouvelle vague, fare quello che ci si aspetta da una rivista letteraria, per come la vedo io - presentarsi come laboratorio d'analisi sterilizzato e apregiudizievole, ma soprattutto dare ospitalità a testi che performassero una coralità variegata.
Abbiamo cominciato a darci un tema e soprattutto a cestinare tutte quelle ròbe che c'arrivavano come i cessi che scorrono giù per la Neva - vi invio il mio contributo per il nuovo concorso, sono un esordiente e mi piacerebbe vedere pubblicato questo; abbiamo steso delle guidelines, se mi passate il termine, puntuali e rigide.E ci siam messi di buzzo buono anche a fare dello scouting, se mi passate il termine, che poi è un'altra ròba che le redazioni delle riviste letterarie dovrebbero fare, invece di limitarsi a sbattersi per un pezzo del grossonòme. Cercavamo penne che ci piacessero, c'immaginavamo come avrebbero pronunciato la parola Prospektiva e in base alla sensazione che ne scaturiva sceglievamo se sì oppure no. Vabbè, non proprio così. Però ci muovevamo molto sul web, per fare questo scouting.Qualcuno ci ha accusati di essere un'associazione lobbystica, di pubblicare solo amici nostri, nostri dei redattori, devo intendere, e un po' avevano ragione, perché molti degli scrittori che abbiamo accolto, e che accoglieremo, sono di quelli che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che fossero tuoi amici per la pelle e poterli chiamare al telefono tutte le volte che ti gira, anche per invitarli al numero successivo, se mi passate la citazione.
Abbiam fatto quattro o cinque numeri con questo modus operandi, se mi passate il termine, Diversità, Nausea, Vertigine, Follia, più un numero celebrativo, il Cinquanta. Che son tanti, cinquanta numeri, secondo me.
A questo punto devo fare un excursus, se mi passate il termine, piccolo piccolo e di raccordo. A differenza di molte delle realtà che son qua stasera, mi viene da pensare a Finzioni, o Setteperuno, o Archivio Caltari, che seguo da lettore affezionato e che certe volte - incoscienti - m'hanno pure ospitato, dicevo, a differenza di loro noialtri sul web c'abbiamo un modo di porci un po' diverso. In primis il nostro sito ueb è discretamente bruttino, in confronto ai loro, ma può starci dipenda dal fatto che sto per illustrarvi, cioé che noialtri esistiamo anche, anzi soprattutto FUORI dal web, con una ròba di carta che fino a qualche tempo fa - FINO A QUALCHE TEMPO FA, ma ci arrivo dopo - la trovavi essenzialmente nelle librerie.E un po' di questa ròba mi vergogno, del sito uèb bruttino, intendo.
E non lo so se è una ròba di cui vantarsi o no, ma a ridosso del numero 52, quindi a gennaio di quest'anno, abbiamo deciso di radicalizzarci ancora un po', e forse recidere più di netto di quanto non avessimo ancora fatto quel cordone che gli altri seduti qua [immaginavo di averli tutti seduti a fianco, invece erano mischiati tra il pubblico] hanno con la rete.Con la Traversata, e con l'ingresso nel team di Cosimo Lorenzo Pancini, abbiamo deciso di creare un oggetto letterario che fosse per prima cosa un oggetto tangibile, godibile, fruibile, fichibile. Abbiamo scelto di limitare la tiratura a 199 copie, abbiamo deciso di farle tutte a mano e tutte - laddove possibile - belle.Le librerie, una ròba come il 52 o il 53, non la vendono, e sapete perché? Perché l'acquirente non può sfogliarle prima. Perché non possiamo mica vendere una ròba a scatola chiusa. C'han detto così, le librerie. Anche quelle Feltrinelli che prima costituivano il grosso della distribuzione.
Sticatsii, ci siam detti. Sticatsi.E abbiamo davvero realizzato, per come la vediamo noi, l'obiettivo che ci eravamo prefissati: creare una rivista che fosse brillante, oltre che nei contenuti, cosa della quale almeno noi non abbiamo mai dubitato, anche nel contenitore. SPECIE nel contenitore.Ci piace l'idea che il lettore, il seguace, il sostenitore di Prospektiva sia consapevole che ognuna delle 199 copie, quella che c'ha sul comodino, è frutto d'un lavoro che è dapprima intellettuale e internetticamente smanettone, lo scouting e la stesura del layout grafico e tutteccòse, e poi, in un secondo tempo, squisitamente artigianale. E per sottolineare questo aspetto abbiamo sempre incluso, e continueremo ad includere, dei divertissementi, delle appendici, dei panfletti aggiuntivi, delle spilline, dei cotillons, ròbe che sul web ma come fai?, affinché fosse chiaro che leggere, e leggere una rivista, è sempre rompere gli argini dell'abituale, sconfinare nei campi del gioco, addentrarsi in un reticolo di finzioni (CIT), generare sorpresa.Le riviste letterarie, per noialtri, questo dovrebbero fare: dell'edutainment.
Per il prossimo numero abbiamo deciso di fare ancora 199 copie, di non distribuirle nelle librerie con la puzza sotto il naso e soprattutto di girare ancora, come già stiamo facendo da un pezzo, con gli autori e fare delle gran letture a voce alta, che è sempre edutainment, e venderle, e venderci, ai passanti, ai consumatori abituali e a quelli estemporanei. Incontrarci e una volta insieme discutere delle ròbe di scrivere e di leggere, che poi è un'altra ròba che dovrebbero fare le riviste letterarie, creare dialogo critico.Dal prossimo numero, poi, c'è venuto pensato di fare degli ebook gratuiti, GRATUITI, della rivista, anche perché poi noi con gli autori abbiamo sempre concordato, addirittura caldeggiato, la pubblicazione dei loro testi sulle varie piattaforme, dai socialnetwork ai blog ai loro siti. Però il prossimo numero è sul Falso, sulla menzogna, e può darsi vi stia dicendo una bucija, vedremo.
Per concludere, non lo so, io non lo so gli altri come si pongono, che obiettivi hanno: a noi basta vendere quante più copie possibile delle 199 che prepariamo, per rientrare nei costi e avere margine per investire nel confezionamento del prossimo numero.Da impacchettare rigorosamente a mano.Dieci minuti per numero, ci mettiamo, quasi quanto la durata di questo discorso.Se non ci credete, venite a darci una mano a inscatolare la prossima Prospektiva.Siamo a Civitavecchia, in Via Terme di Traiano 25.Siamo quelli mascherati da marmotta, quelli con un sorriso grosso così.
06 ottobre 2011
Quella ròba delle riviste letterarie: Prospektiva a Mal di Libri
Non sto troppo a dilungarmi sulla cosmogenesi di Prospektiva, quel che c'è da sapere su nascita, vagiti e ruggiti sta scritto su Wikipedia, mica vi voglio annoiare. Parliamo d'altro.
Sabato e domenica al Fanfulla, che sta al Pigneto, che sta a Roma, che sta in Italia, o almeno così sembra, c'è una duegiòrni che se te la perdi sei un fanfarucche, uno a cui non piacciono fanfare e farfalle, un fanfarone, un pocodibuòno.
Sabato e domenica, al Fanfulla, c'è Mal di Libri, ci sono i lettori e gli editori e gli scrittori e tutti quelli che dopo un po' che ci stai a contatto ti viene il mal di libri, giustappunto, anche le riviste letterarie, tipo, anche le riviste letterarie.
Sabato e domenica, ma soprattutto domenica, Setteperuno, che gli si vuole sempre un gran bene, ha organizzato per Mal di libri dei cocktail in cui la galassia della rete incontra il pubblico, e noialtri prospektìvici siam molto felici di essere là, dalle 20, a dire le ròbe delle riviste letterarie insieme a Setteperuno, che poi una volta ci sono pure andato a finire, su Setteperuno, a Finzioni, che poi una volta ci sono pure andato a finire, su Finzioni, a Archivio Caltari, che poi una volta ci sono pure andato a finire, su Archivio Caltari e Colla, che invece no, su Colla non ho mai scritto niente.
Avevo pensato di iniziare così, con le righe che sono in apertura, a dire le mie ròbe su Prospektiva Rivista Letteraria domenica sera; poi i comma 29, i didièlle intempestivi, e allora gnè, dovrò inventarmi qualcosa di diverso, mi sa tanto.
Esordirò chiedendo com'è possibile che non m'abbiano mai ospitato su Colla, ecco, eccheccatso.
20 maggio 2011
dei gran viaggi di ritorno [3/?]
quasi arrivati, quasi, quasi, curva, rettilineo, curva, piano che c'è un autovelox, dormo un po', quant'è bella quando dorme, mangio un po', quant'è bella quando mangia, guida guida guida finché non si chiudono gl'occhi, toh, c'è lo svincolo di vaginale riotorto.
vaginale riotorto è vignale riotorto, ma ogni volta che ci passiamo chiara dice toh, c'è lo svincolo di vaginale riotorto. m'immagino un utero, un utero gommoso e impenetrabile, un rio torto e vaginale.
non ricordo chi me lo diceva, sembra che al salone, ad una presentazione fighèrrima, una presentazione di quelle che alla fine sei contento d'esserci andato, questo relatore, forse uno scrittore, forse un intervistatore, non ricordo, non ricordo neppure chi me lo raccontava, abbia usato rii, il plurale di rio, che è una di quelle parole che io definisco prurali, i plurali che causano pruriti (ricadono in questa categoria anche cammi per camion e gazebi per gazebo).
durante la presentazione di prospektiva abbiam letto delle ròbe, elena marinelli ha letto il racconto di manicardi, che parla di tappi nelle tube di falloppio, e gianni tetti ha letto il racconto di chiara reali, che parla di semi che stanno nella pipì, e sembra la presentazione del bollettino della società ginecologica nazionale, ha detto giannasi, dopo quelle due prime letture, mentr'invece era di prospektiva, che stavamo parlando.
toh, c'è lo svincolo di vaginale riotorto, dice chiara, e ride.
quant'è bella, quando ride.
vaginale riotorto è vignale riotorto, ma ogni volta che ci passiamo chiara dice toh, c'è lo svincolo di vaginale riotorto. m'immagino un utero, un utero gommoso e impenetrabile, un rio torto e vaginale.
non ricordo chi me lo diceva, sembra che al salone, ad una presentazione fighèrrima, una presentazione di quelle che alla fine sei contento d'esserci andato, questo relatore, forse uno scrittore, forse un intervistatore, non ricordo, non ricordo neppure chi me lo raccontava, abbia usato rii, il plurale di rio, che è una di quelle parole che io definisco prurali, i plurali che causano pruriti (ricadono in questa categoria anche cammi per camion e gazebi per gazebo).
durante la presentazione di prospektiva abbiam letto delle ròbe, elena marinelli ha letto il racconto di manicardi, che parla di tappi nelle tube di falloppio, e gianni tetti ha letto il racconto di chiara reali, che parla di semi che stanno nella pipì, e sembra la presentazione del bollettino della società ginecologica nazionale, ha detto giannasi, dopo quelle due prime letture, mentr'invece era di prospektiva, che stavamo parlando.
toh, c'è lo svincolo di vaginale riotorto, dice chiara, e ride.
quant'è bella, quando ride.
14 maggio 2011
E anche dell'edutainment
Qualcuno c'ha criticato, nei primi tempi, c'han detto che noi eravamo una sorta di lobby, perché pubblicavamo solo certi autori e seguendo criteri amicali, che poi l'ho capito mica mai cosa intendessero dire. Io mi sento amico di tutti quelli che ci hanno scritto, su Prospektiva, abbiamo condiviso qualcosa insieme, alle volte s'è trattato d'una condivisione ripetuta, alle volte estemporanea, ma in linea di massima ecco cosa c'è su Prospektiva, mi sento di dire, non una scuola, non una fazione, ma della gran amicizia. E anche dell'edutainment.Ciao, ci hanno intervistati su Les Flaneurs, a Giannasi e a me, parliamo di Prospektiva, se non s'era capito.
Domani lo facciamo vis à vis al Salone del Libro di Torino, sta scritto tutto quanto qua.
Stasera, invece, alle ottoemmèzza facciamo le Schegge di Liberazione a Torino, alla Società Operaia di Mutuo Soccorso d'ambo i sessi Edmondo De Amicis, in Corso Casale 134, te lo spiegano meglio qui.
Nelle Schegge c'è anche un pezzo di Bicio, a Bicio avevo dedicato un post, ieri, ma poi blogger s'è vergognato, ha fatto il timido ieri, ed è andato online molto tardi, matuguarda.
[Mentre leggete, io dovrei essere più o meno all'altezza di Massa Carrara, tipo.]
10 maggio 2011
E verrà quel dì di festa, mi vo al mercà a comprà la vesta (cit.)
E quindi domenica, domenica 15 maggio, a mezzogiornoemmèzza si fa questa cosa di presentare Prospektiva, il numero 53, quello sulla Glasnost', al Salone del Libro di Torino.
Leggiamo delle ròbe e ne diciamo altre, lo facciamo al padiglione 1, stand D18, quello di Prospettivaeditrice (c'è pure il katacrascio, là)(il katacrascio è tipo quel mio libro che non ti sto ancora a dire).
Ci riconoscerete, siamo quelli che sembrano il banco dell'ortofrutta al mercato.
Prospektiva #53 ve lo riponiamo nella vaschetta, cittone, con tre controcover collezionabili e la spilletta dei Pionieri.
[Non so se già v'ho detto che dentro ci stanno pure dei disegni di Tristram Mason.]
07 maggio 2011
[delle sonòre anticipazie] e poi c'è Aleksej Nikolaevič
"La Stella Rossa è circondata dalla nebbia dell'amore. Le persone che conoscono l'amore non muoiono".Sai pure chi ha scritto un romanzo ambientato su Marte?
Aleksej Nikolaevič Tolstoj, l'ha pubblicato a puntate su una rivista, Krasnaja nov'.
Ròbe che succedono sulle riviste.
[se ne spiegano le vicissitudini su Prospektiva 53. E poi ne hanno fatto anche un film, pensaté]
06 maggio 2011
Guardate, stupitevi (diceva Majakovskij)
Che poi sarò strano io, ma questa cosa dello scautismo, dell'obbedienza a dio-re-e-legge, delle braghette anche d'inverno, dei fazzolettoni e del fuoco senza accendino, sarò strano io, m'ha mica convinto poi più di tanto, neppure quand'ero in età lupettabile.
In Unione Sovietica negl'anni vénti c'era una ròba molto simile allo scautismo, solo méttici più indottrinamento, sostituisci a dio partito, a re partito, a legge legge del partito, ed avrai i Pionieri: li chiamavano così, Pionieri, come i guastatori, come gli zappatori, come quelli che con le vanghe in guerra appianano il terreno, smussano gl'avvallamenti, addolciscono i dirupi, rendono il cammino meno difficoltoso a quelli che verranno poi. Che ti credo venga facile pensare com'è che i primi a far qualcosa li chiamano pionieri: quando poi arrivano quelli che stanno dietro, trovan tutta la strada liscia, e grazialcazzo che è tutto più facile. Se ti venisse mai voglia di ringraziare qualcuno, irriconoscente che non sei altro, sono i pionieri, quelli che vanno ringraziati.
(c'erano pure in Italia, i Pionieri, erano i giovinetti del picciì e avevano una rivista tutta loro, diretta da Gianni Rodari, che per il fatto che dirigesse Il Pioniere si beccò la scomunica vaticana, quell'ex-seminarista cattolico diventato diabolico, gli dicevano).
In Argentina, negl'anni dei Pionieri, c'era questa rivista che si chiamava El Hogar, il focolare significa, era una rivista che si definiva quindicinale letterario, ricreativo, di moda e d'umorismo, forse un po' più borghesuccia de Il Pioniere: ci scriveva su pure Borges, per dire, e Quiroga.
In questi giorni si sta facendo del gran cicaliccio sugl'argentini che stanno troppo avanti e decidono di dare la pensione agli scrittori: dove andremo a finire, signora mia, in argentina se scrivi ti pagano e qua da noi se malauguratamente scrivi sei tu, a dover pagare, ma è the same old story, mates, se ne lamentava pure Horacio Quiroga in un articolo del ventòtto, pensaté, proprio su El Hogar. Questo per dire che Quiroga era sul pezzo già allora, insomma, una sorta di pioniere della previdenza letteraria, diremmo, che a rivederlo oggi, quell'articolo, vien da dire guardate, stupitevi, come Majakovskij.
[in regalo con Prospektiva 53, che sta per uscire e non facciamo niente per nascondertelo, ci sarà anche una sfavillante pin col logo dei Pionieri, quello della foto in alto: solo, al posto di Lenin non c'è Lenin, ma un altro. No, non è Gianni Rodari]
In Unione Sovietica negl'anni vénti c'era una ròba molto simile allo scautismo, solo méttici più indottrinamento, sostituisci a dio partito, a re partito, a legge legge del partito, ed avrai i Pionieri: li chiamavano così, Pionieri, come i guastatori, come gli zappatori, come quelli che con le vanghe in guerra appianano il terreno, smussano gl'avvallamenti, addolciscono i dirupi, rendono il cammino meno difficoltoso a quelli che verranno poi. Che ti credo venga facile pensare com'è che i primi a far qualcosa li chiamano pionieri: quando poi arrivano quelli che stanno dietro, trovan tutta la strada liscia, e grazialcazzo che è tutto più facile. Se ti venisse mai voglia di ringraziare qualcuno, irriconoscente che non sei altro, sono i pionieri, quelli che vanno ringraziati.
(c'erano pure in Italia, i Pionieri, erano i giovinetti del picciì e avevano una rivista tutta loro, diretta da Gianni Rodari, che per il fatto che dirigesse Il Pioniere si beccò la scomunica vaticana, quell'ex-seminarista cattolico diventato diabolico, gli dicevano).
In Argentina, negl'anni dei Pionieri, c'era questa rivista che si chiamava El Hogar, il focolare significa, era una rivista che si definiva quindicinale letterario, ricreativo, di moda e d'umorismo, forse un po' più borghesuccia de Il Pioniere: ci scriveva su pure Borges, per dire, e Quiroga.
In questi giorni si sta facendo del gran cicaliccio sugl'argentini che stanno troppo avanti e decidono di dare la pensione agli scrittori: dove andremo a finire, signora mia, in argentina se scrivi ti pagano e qua da noi se malauguratamente scrivi sei tu, a dover pagare, ma è the same old story, mates, se ne lamentava pure Horacio Quiroga in un articolo del ventòtto, pensaté, proprio su El Hogar. Questo per dire che Quiroga era sul pezzo già allora, insomma, una sorta di pioniere della previdenza letteraria, diremmo, che a rivederlo oggi, quell'articolo, vien da dire guardate, stupitevi, come Majakovskij.
[in regalo con Prospektiva 53, che sta per uscire e non facciamo niente per nascondertelo, ci sarà anche una sfavillante pin col logo dei Pionieri, quello della foto in alto: solo, al posto di Lenin non c'è Lenin, ma un altro. No, non è Gianni Rodari]
05 maggio 2011
[delle sonòre anticipazie] ancora su prospektiva cinquantatré
Poi volevo dire che in Prospektiva #53 abbiamo messo molta carne al fuoco.
04 maggio 2011
[delle sonòre anticipazie] Prospektiva #53
E insomma, il numero #53 di Prospektiva, quello dedicato alla Glasnost, alla pubblicità e alle trasparenze è quasi pronto.
Uscirà in occasione del Salone del Libr'o di Torino e lo presenteremo proprio sotto la Mole, domenica 15 maggio a mezzogiornoemmèzza, allo stand di Prospettiva editrice, padiglione uno stand d-diciòtto, se vuoi segnartelo.
Come al solito il progetto grafico è di Cosimo Lorenzo Pancini per studiokmzero, quello di cui ti sei innamorato per cosa ha estratto dal cilindro per il numero 52, io che lo so ti dico che dovresti vedere quanto spacca questo, di numero, è l'oggettino sarà stampato in centonovantanove copie numerate.
Qua, sul sito ufficiale, puoi già vedere cosa c'è dentro (Nori, Quiroga, Ernu e un pezzo inedito della SIC, per dire).
Una cosa che invece non puoi sapere, non ancora, perché te la sveleremo passo passo, è che il numero 53 di Prospektiva lo troverai confezionato dentro una ròba che non ti posso dire. In regalo ci sarà una ròba che non ti posso dire ed un allegato che non t'aspetteresti mai, ma che ancora non ti posso dire.
Ah, dimenticavo: le copertine saranno di tre tipi diversi, collezionabili, però scusami, comprendimi, non ti posso dire di più.
Teaseriamo ancora un po'.
[ci hanno fatto notare che dietro Glasnost andrebbe l'apostrofo. A noialtri c'è scivolato altrove. Il primo che indovina dove vince una ròba che insomma, ci siamo capiti, no?]
28 aprile 2011
una mezza anticipazione (precisamente, la prima metà)
che poi nel prossimo numero di prospektiva, il cinquantatré, è un numero scrocchiarèllo, il numero cinquantatré, ci saranno delle riflessioni di carlo d., alessandro b., horacio q., luigi romolo c., giulia g., paolo n., e dei racconti di andrea g., matteo t., elena m., nicola i., tomasz k., alessandro b., chiara r., alfio g., gianni t., vasile e., marco m., simone r., marco m., alex p., federico p., marta c., francesca marzia e., e delle poesie, anche, ed un pezzo inedito di una cosa bellissima che è pure i. e c.
la presentiamo a t., al salone del l.
poi ve lo racconterò m., eh.
la presentiamo a t., al salone del l.
poi ve lo racconterò m., eh.
18 aprile 2011
La sforbiciata del lunedì di questo lunedì: La mia solitudine sei tu
Daghestan significa “che sta tra le montagne”, ed infatti dove sta? Sul mare.
Nella capitale, che si pronuncia mac-ciacalà, c’è una squadra di calcio, pure in Daghestan, pure a Makhachkala, che se vai su Wikipedia c’è la foto d’un cantiere, per dire.
Quella squadra si chiama Futbol’nyj Klub Mackhackala, anži Machkhačkala, Anži Mackhačkala. Anži fa parte del nome.
La notizia che ha fatto scalpore ultimamente è stata quella dello sfizio non-proprio-cheap, anži, del presidente Kerimov: l’ingaggio faraonico di Roberto Carlos. Un colpaccio.Che c'entra, c'è Roberto Carlos e Roberto Carlos.
Io una volta leggevo un'intervista a Roberto Carlos, e ho preso cose per cosce.
Poi ho pensato al solitario Daghestan. In radio passavano Testardo io. Le lacrime le fermi mica facilmente, sai.
Neppure con una pelle di montone indosso.
[sabato abbiamo fatto il katacrascijo a torbèlla, ieri prospektiva a florènzia, siete venuti in tanti, da una parte e dall'altra, ed io vi voglio del molto bene a tutti, ciao]
12 aprile 2011
Quella spada ricurva come luna
Vergine e scimmia, fanciulla e Moro perfido, / il loro immortale accoppiamento spezza ancora il nostro mondo in due. / Per voi egli è la bestia sacrificale, mugghiante, pungolata, / un toro nero avviluppato in nastri del suo sangue. / Eppure il furore che cingeva / quel turbante color croco e tramonto, quella spada ricurva come luna / non era in lui vendetta razziale, nera come pantera, / che invadeva la camera di lei con l'afrore del muschio primitivo, / ma orrore per la luna che cambiava, / per il guastarsi d'un assoluto, / simile a un frutto bianco, / maturo e sfatto per troppe carezze, ma doppiamente dolce.
Nella poesia di Derek Walcott c'è il tropico, la lussuria del caffè che si mescola col latte, una mezza specie di Otello softcore e socialmente incazzato (semi-auto-cit)
Walcott è stato premio Nobel per la letteratura, pensaté, un Nobel ai caraibi, nel millenovecentonovantadue, cinquecento anni dopo la scoperta dell'America.
Quando Colombo ha attraversato l'Oceano, il capitano e pilota (e proprietario) della più grande delle caravelle, la Santa Maria, era Juan de la Cosa. De La Cosa ha un nome buffo, diciàmocelo, Juan de la comesichiama?, còso, Juan de La Cosa, una mezzaspècie di John What's-his-name; la cosa buffa di De La Cosa è che è stato lui, a scoprire quel posto là, còso, l'isola che cosava, Santa Lucia, dov'è nato Walcott.
La bandiera di Santa Lucia, se l'hai vista non puoi averne fatto a meno, ti vien subito da interpretarla così: c'è lo sfondo azzurro ceruleo che è il mare e 'l cielo del Caribe; e poi c'è questo triangolo bianco-nero-oro, l'oro del sole, banale, il bianco dei bianchi, il nero dei neri, mica troppa poesia, la commistione, i sincretismi, le promiscuità; o sono nessuno o sono una nazione, per dirla con Dereknostro, che ti fa anche sentire il muschio primitivo ch'entra nelle narici e fa il paio col profumo dei frutti bianchi, maturi eppure sfatti per le troppe carezze, per i troppi beccheggiamenti d'uccello, per i troppi colpi di quella spada ricurva come luna [e potrebbe continuare così, d'osceni rimandi, ad libitum]
[la storia di Juan De La Cosa non c'è, nelle biografie di traversatori che stanno in mezzo a Prospektiva #52, ma avrebbe tranquillamente potuto. Giusto per dire che domenica siamo a Firenze per un incontro di leggere e di chiacchierare su La Traversata, ecco]
10 aprile 2011
Prospektiva #52 a Florendzia
Il primo ottobre del duemilanòve, che è un sacco di tempo fa, s'è fatta una presentazione di Prospektiva a Firenze, ospiti di Datura Martina Lo Conte (ci sono le prove video, eravamo innegabilmente noi).
Domenica diciassètte aprile duemilaundici, che è domenica prossima, torniamo in riva all'Arno per un incontro di leggere e di chiacchierare sul viaggio curioso e immane che c'ha portati a varare il numero 52, quello della Traversata, quello dentro il pacchetto, quello col concept grafico di studiokmzero.
Ci sarà Coz Lorenzo Pancini, ch'è 'l demiurgo dalle palle fumanti di quest'ultimo numero, ci sarò io che conto meno, e poi Vanni Santoni che viene a fare l'immoderato moderatore.
Lo facciamo al Cuculia, libreria (con cucina) assai figa in via dei serragli 3/b, a partire dalle nove: ròba che se non vieni ti perdi una gran cosa.
NON lo facciamo al La Cité, nonostante il loro sito dica che alle quattro e mezza siam da loro, ma mica perché ci stanno antipatici quelli del La Cité, eh.
Essièteci.
Che vi diciamo in anteprima interplanetaria qualcosa pure sul prossimo numero, Glasnost', in uscita a maggio.
26 marzo 2011
Cose che si dicono di me e delle ròbe che faremo domani a Bologna
Perché Gabrielli possiede una rutilante forza linguistica, che si esprime con neoconiazioni e ancora meglio con la creazione di immagini che combinano metafore, termini desueti e ricontestualizzati, alleggerimenti dal linguaggio quotidiano.
Una parata scintillante che vira spesso al divertimento, ma per fortuna non solo a quello, in quanto Gabrielli riesce a convogliare sentimenti ed esperienze di umanità varia e vera.
Parlando di tutto, in enciclopedico panorama, non solo con predilezioni per il calcio e il rap.
E niente: io e la mia rutilanza saremo domani a Bologna, al Pratello, al wine bar Il Punto in Via San Rocco 1/g, dalle seiemmèzza in poi.
Facciamo un reading accompagnati dal mandolino di Mirco Mungari, si spiega tutto qua, siateci.
Ora vado a lisciare il pelo alla mia rutilanza.
[poi nel dopocéna, tipo alle dièci, ci spostiamo da Malazeni, in via Mascarella 84/d, per un incontro di chiacchierare e di leggere su Prospektiva 52, sul sito c'è tutto quel che ti serve sapere]
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