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29 luglio 2013

Come uno Zoro qualsiasi

Una manciata di giorni fa Luca mi ha invitato a ciarlare in radio. Devo dire che mi piace proprio assai, andare in radio, specie quando mi invitano, specie se a invitarmi è Luca, che si cognòma Grossi e che conduce uno spazio d'approfondimento pomeridiano quotidiano titolato Newsroom, dove perlopiù vanno i politici locali a pijarsi a parole e quasi ceffoni; il giorno prima che ci andassi io, per dire, è successo che c'erano dei politici locali che si son pijati a parole e quasi ceffoni, infatti.
In quella mezz'ora che puoi riascoltare - e vedere, matupènsa, perché la ciarla era in diretta radiotelevisiva - qua sotto, cliccando play, se non hai niente di meglio da fare nella prossima mezz'ora, abbiamo tirato in ballo soprattutto #madonne, che è il mio racconto in apertura dell'antologia Cronache Vere | Souvenir d'Italie, curata da Vicolo Cannery e pubblicata da Piano B giusto qualche giorno fa.
Sono molto grato a Luca, perché mi ha dato l'opportunità e di fare in diretta televisiva il cancelletto dell'hashtag con le mani, come un Zoro qualsiasi, e - coi baffi che sfoggiavo - di scalare almeno otto posizioni nel periglioso percorso di conquista del titolo di icona sexy cittadina. 

23 marzo 2013

Signora Capelli-di-Ribes

Il giorno dell'esame di linguistica italiana ho dovuto aspettare otto ore per sedermi davanti all'assistente, e sette ore e mezza per vivere uno di quei momenti della più bell'acqua.
Ricordo questa tipa che si presenta davanti al professore col libro (del professore) fotocopiato. E lui le dice signorina, può anche tornare la prossima volta. Si compri il libro, li spenda bene quei diciotto euro. E lei gli risponde che con diciotto euro c'andava al cinema e ci si mangiava un kebab, piuttosto che comprarci il libro suo.

Signora Capelli-di-Ribes s'è fotocopiata tutto San Valentino dei fessi, e poi c'ha fatto una videorecensione ch'è d'una tenerezza infinita. Prendetevi un quarto d'ora, vale la pena. 
Dal minuto 8.57 parla di Dodici lunghe penne, quel racconto che ho dedicato a Bond, James Bond.



22 dicembre 2012

Un'altra nel frattempo di quelle due nel frattempo

Per non morire biscardiani, dice Flavio Pintarelli, è semplice, basta mettere Sforbiciate nella lista dei sette libri più sfiziosi del duemiladodici.
Io, sfizioso è un aggettivo che férmati.
Mentr'invece il pantagruelico Zerocalcare che mi precede, oh: è zerocalcare, insomma.

14 dicembre 2012

Codardo d'un turiddu


Una volta, avrò avuto otto anni forse, m’ero innamorato d’una ragazzina paciocca, di quelle con le guance pùnfete e le calzamaglie pesanti sotto il grembiule e le trecce annodate con gli elastichini di Poochie, che aveva un anno più di me e insieme facevamo questa recita di fine anno, in cui io ero il cacciatore che la salvava dalle grinfie del lupo in un bosco con gli altri ragazzini che facevano le fragole, e il lupo era il bulletto della scuola, con mire - che te lo dico a fare - sulla ragazzina paciocca. Con le sue mani pelose da cucciolo di lupo riottoso m’aveva preso dietro le quinte e m’aveva detto che se m’azzardavo a darle un bacetto sulla guancia come stava scritto sul copione, m’avrebbe strappato a morsi il mignolo sinistro, giurosuddìo, giura pure te, e io avevo giurato.

Poi era finita che m’ero fatto prendere dal metodo stanislavskij e dopo averla salvata in un tripudio di fragole di bosco giubilanti le avevo allungato sulle labbra morbide le mie, lei aveva riso e il lupo s’era imbizzarrito che ma come sarebbe a dire, me le aveva promesse e mica troppo in là, giusto il pomeriggio dopo; e io per tutta la notte avevo sognato scene western di resa dei conti, di biciclette abbandonate al loro destino di ronzini roventi e nunchako spuntati da chissà dove che m’avrebbero asfaltato la strada della vendetta. Solo che poi me l’ero fatta sotto e c’ero mica andato, alla spianata dei fichi d’india, codardo d’un turiddu, mia madre m’aveva preso al cantuccio e m’era toccato spiegarle perché quelle lacrime, perché le trecce con gli elastichini di Poochie, perché era male che non m’avessero mai regalato quei nunchako.

[un pezzetto]

15 ottobre 2012

Tre frasi da lacrimoni

Se è vero, come diceva Kant, che gli oggetti artistici forniscono essenzialmente un’esperienza immaginativa sia per i produttori che per i fruitori, allora posso dire – da fruitore – che “Sforbiciate” assolve pienamente al suo compito di oggetto artistico.
[...] 
“Sforbiciate. Storie di pallone ma anche no” (Piano B edizioni, 2012), il libro che, in questo boom di letteratura calcistica spesso mediocre [...], stavamo aspettando con ansia e che, almeno per me, consacra il suo autore come l’Osvaldo Soriano italiano (e ho detto tutto). 
[...]
Tutti i tentativi di scrivere di calcio con lo scopo di aprire un mondo, un altro mondo, impallidiscono di fronte a questo libro.  

Queste tre frasi qua, che quando le ho lette ho avuto un singulto, le ha scritte el señor Dionigi - al secolo Federico Mastrolilli - in una stratorecènzia a Sforbiciate apparsa sull'iperbolidoso blog Lacrime di Borghetti.  
E io, oggi che l'ho letta per la prima volta, sono molto felice, e molto onorato, commosso di quella commozione gioiosa che son slacrimuzzoni di borghetti, savasandì.
E anche un po' in imbarazzo, ecco.

11 agosto 2012

Certuni storioni su Rambaldi

E poi è successo che qualche tempo fa ero a cena, credo fosse a Civitavecchia, con Michele Marziani. E Michele, istrione vero, e se ci pensi istrione è l'anagramma di stirione, a un certo punto comincia a tirar fuori certe grandi storie sul Grande Fiume, certuni storioni sugli storioni, e in uno sfilacciamento d'una di queste narrazioni annaffiate a bonarda era sortito senza preavviso alcuno, com'un pesce siluro dai fondali fanghigliosi del Po, il nome di Carlo Rambaldi.
Raccontava Michele come a fine anni '50 al Rambaldi fosse venuta l'idea di girare un documentario sulla pesca allo storione, sulle miserie della categoria, e per farlo - dato il periodo di grave magra di pesci veri - avesse costruito tre storioni meccanizzati, movènti, dotati di pellaggio e tutto. 
A me era subito venuto in mente che beh, stai a vedere se non s'era allenato con degli storioni per lo squalo. Il perché non starmelo a chiedere, ero convinto che lo squalo de Lo Squalo, poi, foss'opera sua (e invece è di Roy Arbogast, scopèrsi sulla internet).
Googlando Rambaldi+Squalo, però, devo dire, m'ero imbattuto serendipicentissimo in un racconto di Bruno Ballardini che riguarda Folco Quilici (ch'è ancora là dove stava, lo trovi se googli Rambaldi+Squalo).
Sembra che Quilici, dopo esser stato attaccato da un pescecane durante un'immersione in Polinesia, avesse qualche remora a trattar di nuovo con selaci e affini. Ch'era poi una bella grana, dato che stava girando Ti-Koyo e il suo amico pescecane - scritto tra l'altro con Calvino. 
Per questo contattò Rambaldi, che lo chiamavano il Professore e girava voce preparasse dispositivi meccanizzati per il cinema.
La scena del primo incontro tra Quilici e Rambaldi è geniale.

Lui era ancora alle prime esperienze che metteva alla prova in strani giochi che avevano per sfondo un tratto non ancora aperto dell'autostrada Roma-Civitavecchia. Là, Quilici andò a cercarlo [...] e lo trovò circondato dai suoi allievi (in maggioranza ragazze ferraresi emigrate a Roma); In quella gradevole compagnia il professor Rambaldi faceva decollare, usando un tratto d'autostrada deserta come pista, aerei telecomandati. [...] Raggiunta un'altitudine di un centinaio di metri, un aereo rambaldiano improvvisamente rivelò perché avesse una tanto sproporzionata fusoliera. Obbedendo a un telecomando elettrico, la fusoliera si aprì e dallo sportello spalancato uscì un pollo vivo che scese dal cielo rapidissimo cercando di mettersi in una approssimativa linea di volo con frenetico batter d'ali. Seguì un'inattesa scarica di fucileria, degna d'uno spaghetti western; assordante rivelazione dalla quale si deduceva che quella caduta-planata irregolare aveva uno scopo: allenare al tiro... un gruppo di cacciatori che avevano assunto il professore incaricandolo di creare una variante del tiro al piccione.
Fu su quel tratto d'autostrada chiuso al pubblico, non lontano da dove scrivo, che Rambaldi accettò la prima commissione per il cinema. Racconta Quilici che si dimostrò da subito disponibilissimo: non c'è alcun problema. A parte i soldi. Tanti. E in anticipo, gli disse.

Quanto successo abbia avuto poi quel suo primo marchingegno, ve lo lascio scoprire da voi.

Ieri Carlo Rambaldi c'ha abbandonati, e mi piace ricordarlo così, attraverso un ricordo che passa per gli storioni di Marziani, immaginando questo pollo cader giù, e lui: divertito.

 

21 luglio 2012

Setteperunopertré


Setteperuno è un sito (ma se ci pensi bene, anche tipo un bar) molto pheego che si trova in Via della Internette. Hanno delle briosce molto calde, tutte le mattine, dal lunedì alla domenica, che quando le mordi marmellate di parole e creme d'immagini sgocciolan via da tutti gl'angoli, una goduria. 
Dietro 'l banco ci stanno la Valentina, la Maria, l'Antonio e l'Andrea, si vede che gli piace, star dietro 'l banco di quel bar, a loràltri. 

L'ultima cosa pheega che han fatto, da Setteperù, è quest'antologia che puoi scaricare da ora che lo sai in avanti, ma è meglio se lo fai oggi, per almeno tre motivi

motivo uno, perché se bazzichi un po' l'andergràun lo vedi da te che la combo Maraschi-Marsullo-Ferré-Reali neppure fai in tempo a finirla che 'l dito t'è già partito sul daunlò
motivo due, perché è aggratise
motivo tre, perché all'interno ci trovi Dieci volte morto, una mia bonustràcche, come testimonia l'annullo postale da lire cinquanta in basso a destra

e chi lo sa, magari ti sto simpatico, ti stiam simpatici, o magari no, non conta molto, dopotutto, ciò che conta è saper far di conto, tipo

Setteperunopertre fa ventuno.
E oggi che giorno è?

[Se non sei ancora convinto, clicca qui]
[Ora che invece ti sei convinto, clicca qua e daunlòda]

22 aprile 2012

State facendo un lavorone

Ero lì che cercavo questo libro di Augustus Joh C. Hare, Walks in Rome, una bella edizione, ne vado molto fiero, del 1903, rosicchiata dal tempo, devo averlo messo da qualche parte, durante il trasloco, ma lo ricordo mica dove, eccomunque ero lì che cercavo questo libro di Augustus Hare, faceva la guida agl'americani che venivano a farsi il Grand Tour a fine Ottocento, Hare, ed era così bravo che una volta, al Gianicolo, un tipo se lo ascolta tutt'il tempo, poi sbòtta e fa lo sapevo, io, amici!, costui è un impostore!, recita a memoria la guida del grandissimo Augustus Hare!, bella figura dimmè, davvero, eccomunque ero lì che cercavo questo libro perché c'è un passo, un passo troppo bello, in cui Hare racconta che aveva accompagnato un riccone del Minnesota a fare un giro per Roma a cavallo, erano andati a finire dentro il Colosseo, e c'erano operai ovunque, al Colosseo, che muovevano grossi blocchi di travertino e rifacevano arcate e davano una bella ripulita, e il riccone del Minnesota se l'era guardati a lungo, le braccia sudate, i cappelli di carta, finché non era sbòttato, sbottavan tutti, con Hare, forza ragazzi, state facendo un lavorone, dài che quand'avrete finito di costruirlo sarà magnifico.
Ed è un passo che mi fa sempre molto ridere, peccato che stamattina proprio non lo trovo, quel bel libro di Augustus John C. Hare.

28 marzo 2012

Musicultuché?


Sì, venerdì facciamo questa cosa di leggere a voce alta e di suonare, che dovremmo cominciare a portarla un po' in giro, forse funziona (cit.)
Sì, la facciamo al Panama Café, ha organizzato tutto La Banlieu.
Sì, inziamo alle venti e trenta, come gl'anticipi del sabato.
No, non giochiamo a Subbuteo.
Sì, quello è il font del guerino sportivo.
No, nei diec'euro del buffet non è inclusa la copia di Sforbiciate, che poi è il libro da cui leggiamo (non solo), che però lo trovi là, nel caso in cui, insomma.
Sì, suonano e cantano (e accompagnano le letture) i Mis(s)take, il gruppo quello fighèrrimo.
Sì, ma anche no: c'è il calcio, nelle cose che leggiamo, ma soprattutto i dintorni.

E se te lo stessi chiedendo, poi:
NO.
Musiculturale non significa un'emerita.

06 marzo 2012

[una poesia tutta inciafrojata] Omino della catechesi

Ho trovato questa poesiòla, su un foglio tutto inciafrojato - è un termine bellèrrimo, inciafrojato, significa accartocciato, nel dialetto delle mie parti -, ti dicessi dove e come l'ho trovata ti direi delle cose che non potresti sapere, e non lo so se sta bene riscriverla qua, comunque ho fatto dell'ecdotica sommaria, secondo me faceva così

Sai quel volersi bene profondo
di ragazze coi capelli lisci, sciolti
di primo sole d'estate
di pappardelle ai funghi quando piove?

Di quel volersi bene lì
ti voglio bene
omino della catechesi.

Lambisco il tuo tempio
- venite alla catechesi!, ti sento gridare
e m'accosto
m'unisco
col pensiero
ai tuoi lambergiecchini
alla tua tuta acetata
alla tua chitarra
ai tuoi lacci tutti allacciati
alla tua voce nasale (da cugino roscio)
che vellica donnine dalla coda bassa
(donnine della catechesi)
come perenne festa
che non deve finire
non deve finire
e non finirà
se Dio vuole
- certo che vuole.

Ti voglio bene
omino della catechesi
e t'invidio
perché secondo me se glielo chiedessi tu
a Dio
di farla tornare
la donna che t'ha lasciato
a te
- ho mai detto che la festa deve finire? non finirà!
scherzerebbe Dio, col cubalibre in mano -
starebbeti a sentire.

Mentre a me
omino della catechesi
invece.

27 febbraio 2012

Glu Zac Gnam Gol #4 (Sforbiciauscolo)


Ovvero di quando Sforbiciate incontra il Cijaùscolo, salame maijùscolo.
e altri manicaretti marchigijani.
[grazie a bentY. nella settimana del derbY]

26 luglio 2011

Sembra solo

Nella smorfia, ecco: nella smorfia sembra significhi non mi interessa niente di cosa significa, nella smorfia.
La cabala: la cabala invece dice che mi frega cicca, di quel che dice la cabala.
I significati: non esistono significati tout court oggettivi, ogni ròba ha un senso perché gliene diamo noi, di senso, e poi cosa mi vuol dire la rinascita, un nuovo principio, finiscono due mani ne inizia una terza, le stanghette vicine, l'unione, la solida unione, palindroma, inattaccabile, inscalfibile, brillosa?
Undici.
Tanti, 'un dici?
A esser tanti, tanti sono.

Sono felice, davvero, non farti tradire, un volto racconta le storie solo per metà.
Certo, spensierato no, sereno no, nervoso, ecco, nervoso, ma felice, davvero. Felice.

Sto traducendo.
Quando traduco mi viene il cipiglio: sempre incazzato sei, mi dicono.
Ma no, che non sono incazzato.
Sembra solo.

[con oggi sono undici anni che Chiara è la mia fidanzata. Sembra ieri che Benalmadena. Sembra solo, invece. Quest'anno è anche l'anno in cui Chiara smetterà di essere la mia fidanzata. Sono felice. Davvero.]


 

13 luglio 2011

Dìllo adesso che fai i turni

Che poi poteva pure starci fosse una bucìja, nessuno stupore se nella stessa frase ci sono Carlo e una bucìja: le raccontava che aveva preso a frequentare quel ristorante sulla palafitta, le diceva, col capello impomatato, sardonici sorrisi di lacòsta, le occhiaie e tutto quanto: faccio i turni, millantava, ospedale, sentenziava, chirurgo, chirurgo cardiovascolare, e tutti a rimirarselo coi lucciconi, così giovane eppure già medico, mormoravano, già medico chirurgo, già medico chirurgo cardiovascolare.
Gli sarebbe successo, un giorno, gli diceva lei, ti succederà, un giorno, che sarai al ristorante e tosse convulsa faccia cianotica uno che stramazza al suolo, quello del tavolo in fondo, c'è un medico in sala?, un medico, presto, urleranno.
E tutti guarderanno te, gli sibilava in faccia, te che ti sei fatto burle, guarderanno te e indicheranno te, e tu dàgli a schermirti no vedete non è che sia propriamente un medico, io: ti passeranno la forchetta e una cannuccia, e dovrai tracheotomizzare prima di intervenire a cuore aperto. 
Vai, dìllo adesso che fai i turni, ospedale, chirurgo, chirurgo cardiovascolare. 

08 luglio 2011

È un periodo

È un periodo, questo, in cui non parlo troppo, non leggo i quotidiani italiani, non sono simpatico, non transigo, non mi è ben chiaro, non vorrei mai, non lo so, NON LO SO proprio, non mi azzardo, non credo, NON CREDO proprio, capisco perfettamente ma no, non ho ben capito, dico.

È un periodo che quando accendo i sigarèlli, vedi: mi brucio i peli del naso.

05 maggio 2011

Non c'è cosa più divina #2: E=mc², su Finzioni


Elsa lo sapeva che tira più una sferzata di schwäbisch che una manciata di formule: è il millenovecentododici e iniziano a frequentarsi, a far cose che tu neppure ti immagineresti, a pensare al faccino di Albertle, con quel suo capello sparato ed il baffo fulvo.
Ci rifletteva spesso, Albert, su quella relazione così inusuale, relativamente grave, eppure gravemente relativa.
Albertle è il nome storpiato di Albert, un po' come Mamasz per Tomasz è Brabrizio per Fabrizio.
Lo sai cos'è che piaceva allo sbarazzino Albert, quello che fa le linguacce,  oltre a scarabocchiar sempre appunti?
Eh, te lo racconto qua, su Finzioni, che oggi è il giovedì di Non c'è cosa più divina, il resto vedi te, giàssai.

14 aprile 2011

Cose che devo assolutamente ricordarmi di fare quest'anno - depennamento #1

1 - spalancare tutte le e quando dico la mia età 
2 - ammettere che sì, lo voglio, se anche lei sì, lo vuole 
3 - riempire scatoloni e svuotare scatoloni ad libitum

Tanto per cominciare.

[sabato mi trovi qua, domenica di là, sono quello con la faccia di chi ne ha appena compiuti trènta]

13 aprile 2011

Cose che devo assolutamente ricordarmi di fare quest'anno

1 - spalancare tutte le e quando dico la mia età 
2 - ammettere che sì, lo voglio, se anche lei sì, lo vuole 
3 - riempire scatoloni e svuotare scatoloni ad libitum

Questa cosa dei cambi epocali prende benèrrimo, direi.

02 aprile 2011

Che tu pensavi mattìpare, ed invece lo tocchi

Che poi ci sarebbe da dire che il giorno in cui incontri per la prima volta il tuo uèddinplènnah, questa figura mitica che finalmente ti si appalesa, che tu pensavi mattipàre ed invece gli stringi la mano, lo tocchi, ecco, attorno a quel giorno dovresti rispettosamente cucire un'aura d'impenetrabile epocalità, mica stare troppo a cianciare.

30 marzo 2011

Sciò-Sciù-Sciùbèrt


Che guarda che qua ce s’è fermato a magnà Vissani e mica una: dù vòrte (io prenderei una gricia, una che?, una gricia, eccadè?, ha presente, l’amatriciana però senza sugo?, mai fatta), Vissani che però mica è più quello de na vòrta (er tiramisù lo famo senza mascarpone, senza savoiardi, senza caffè, e che tiramisù è?, anfatti lo chiamamo tiramiggiù), mo c’è tutta na cucina nòva, basta guardà quelli che vanno dalla Clerici (e mi dica, dica, un nome da segnarsi sul taccuino, da provare assolutamente?) mbè ce starebbe quer mezzo svizzero, quello che je dicono che è er mejo, come se chiama?, quello mezzo pelato, bassetto, quello che sta ar fungo dell’Eur, Scio-Sciù-Sciubèrt? (Heinz Beck, dice?) Ainz no, no, me pare proprio Sciubèrt.

Metti una sera a cena a civitasvetula.
I corsivi sono miei.
Le occhiatacce di Chiara non saprei come raccontarvele.